Ieri sera passeggiavo per le vie semideserte di Forlì e mi sembrava di essere in una metropoli. E’ stato allora che ho capito.
Sono un animale cittadino. Mi piace uscire, camminare tra la gente, avere intorno facce da guardare, fermarmi in un bar e vedere il mondo che mi vive intorno. Mi piace uscire di casa la mattina, svegliarmi insieme a tutti gli altri, prendere il pullman, o la metropolitana, e la sera decidere se tornare a casa, nel mio silenzioso angolo di mondo, o uscire. Mi piace avere intorno delle cose da fare, perché mi tengono viva. Mi piace vedere i cartelloni pubblicitari delle mostre, anche le insegne dei cinema, nonostante non lo ami affatto. Mi piace fermarmi a comprare il giornale mentre vado in posta, o guardare i saldi mentre torno dal lavoro.
Mi piace che la città mi ricordi che sono viva.
Ora vivo in un paesello sperduto, di quelli che se devi andare in posta vai in posta, incontri se va bene l’addetta ai depositi Banco Posta che è uscita per un caffè, e poi non hai altro da fare che tornare a casa. Un posto in cui se vuoi fare qualcosa la sera devi ingegnarti a cercare su internet qualcosa di interessante, ad almeno un’ora di macchina. Facile capire come mi senta una pensionata.
Mi hanno detto che non funziona così. Che se ho voglia di uscire, e di fare qualcosa, sono liberissima di farlo anche nel paesino sperduto. Soprattutto quando il più delle volte si tratta di andare a trovare un’amica. Però ancora non mi convince. Va bene per tre mesi d’estate, per staccare il cervello e giocare al topo di campagna. Poi ho bisogno della città, ho bisogno di arrivare a casa la sera stanca, arrabbiata con i vicini, inquinata. Viva.
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