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“Le mele di Kafka”

★★★☆☆

Una storia di paese, di quelle con la perpetua, la chiesa, le strade ancora sterrate, i viaggi fuori regione che sono avventure di una vita. Avventure (quasi) da niente, ma di quelle che poi uno se le ricorda tutta la vita, le racconta ai nipoti, ci ripensa la sera lavando i piatti, ne accenna al bar. Una storia scritta che vola via, da leggere la sera, sul divano.

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“L’arte della gioia”

★★☆☆☆

L’appassionata e appassionante storia di una donna sopra le righe, apparentemente destinata ad una vita “ordinaria” ma decisa a fare a modo suo. Un inno alla libertà di scelta, quasi un’ispirazione per chi voglia vivere la vita a pieno, senza compromessi, senza freni, senza imposizioni sociali o familiari. Un libro che ti tiene incollato alle pagine nonostante risulti forse un po’ prolisso, e nonostante (o forse soprattutto grazie a) questo sentimento di sottile antipatia nei confronti di Modesta, troppo perfetta per essere vera, troppo fortunata nel suo riuscire a trovare sempre e comunque la strada giusta, troppo “romanzata” nel riuscire a portare a termine i suoi progetti.

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“Bussola”

★☆☆☆☆

Speravo di trovarmi di fronte ad una dichiarazione d’amore per l’oriente, un viaggio nel tempo e nello spazio, un trascinante flusso di pensieri poetici e musicali. E invece mi sono arresa dopo duecento pagine di quello che sembra la bibliografia di una tesi di dottorato. Illeggibile per chi non e’ un esperto di musica, letteratura, medio oriente – inaffrontabile per chiunque non possa sopportare uno scrittore che cerca gli occhiali a pagina 59 e li ritrova solo a pagina 85.

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“Voci del verbo andare”

★★★★☆

Richard, ex professore universitario, si ritrova quasi per caso a frequentare dei giovani immigrati africani che aspettano il loro destino. E ne approfitta per fare (e farci fare) un bell’esame di coscienza, a noi che solo per caso siamo quelli fortunati, a noi che con le nostre leggi decidiamo del (non) destino di giovani che potrebbero essere figli nostri. Un intenso viaggio nella società di oggi, con tutte le carte in regola per essere più di un romanzo che cavalca l’onda dell’attualità. Un saggio sul nostro mondo, su quello che siamo, su quello che (non) sappiamo e soprattutto uno spunto di riflessione su chi vogliamo essere.

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“Americanah”

★★★★★

Una storia ricca di temi fondamentali e bellissimi. La questione della razza, l’America e le sue contraddizioni, l’amore, l’amicizia, la crescita, un po’ di politica, l’emigrazione e il ritorno a casa. Il punto di vista di un’africana in America (che no, non è la stessa cosa di un’afroamericana), mai scontato, mai superficiale. E tra le righe, ben visibile, il sorriso e l’intelligenza dell’autrice – che se avete visto un paio di sue lectures sapete di che parlo, altrimenti vedete di rimediare in fretta.

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“Un colore tutto mio”

★★★★★

Una favola tutta colorata, con un camaleonte alla ricerca di un colore tutto suo – cosa alquanto difficile per un camaleonte, a quanto pare. Inutile dire che la soluzione arriva nel modo più inaspettato: perché nella vita non è importante avere un colore, ma condividere le mille sfumature di colori con qualcun altro. Un inno all’amicizia e all’affetto, una splendida favola sulla ricerca dell’identità e la scoperta dell’arricchimento che ci danno i rapporti con gli altri.

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“La cosa più importante”

Con questo bellissimo libro inauguro una nuova sezione del blog: da mamma lettrice, non vedevo l’ora di iniziare a leggere storie ai miei bimbi. Qui cercherò di parlarvi delle mie nostre storie della buonanotte (e non solo) preferite.

★★★★★

Una favola che parla di animali, di cose importanti e di unicità, per capire che tutti in fondo hanno “la cosa più importante”, basta saperla riconoscere. Una storia-filastrocca, con quei ritornelli che piacciono tanto ai bimbi piccoli, e dei disegni buffissimi. L’unico inconveniente è che si rischia di dover rimandare il momento della nanna, per calmare le risate da elefante con gli aculei, coccodrillo con la proboscide e orso verde come una rana.

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“Casa d’altri e altri racconti”

★★★★★

Un racconto che parla di tutto e di niente, messo in fila frase dopo frase, proprio come doveva essere – e poi, quando pensi di aver già letto tutto quello che c’era da leggere, qualche altra pagina densissima di parole perfette. Parole che ti vien voglia di rileggere all’infinito, scelte e allineate proprio come dovrebbe essere, parole struggenti e preziosissime nel loro descrivere un mondo vissuto e visto con gli occhi di uno scrittore giovane e bravissimo – ma com’è che non ne avevamo mai sentito parlare? Com’è che nessuno ci ha mai detto che non avremmo capito veramente la sera, finché non l’avessimo letta nelle parole di Silvio d’Arzo?

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“Tre piani”

★★★★☆

Gli scrittori israeliani (o almeno quelli che ho letto fino ad ora) hanno questa capacità di sviscerare gli animi umani, che li rende autori imprescindibili per un lettore in cerca di libri “che parlino davvero di qualcosa”. Libri che dietro ad una storia, a volte anche banale, nascondono un mondo di emozioni, pulsioni, desideri e sentimenti che si dipana pagina dopo pagina, fino a quando non ti sembra di aver capito tutto della vita. Ecco, arrivi alla fine di un romanzo di Eshkol Nevo e ti sembra di essere un po’ più ricco di quando hai iniziato. In questo caso, sono le pulsioni umani ad essere sviscerate, il desiderio sessuale, la solitudine, la razionalità e l’impulso, il dover essere e il voler fare. Bello, proprio bello.

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“La rete di protezione”

★★☆☆☆

L’appuntamento estivo con Montalbano è un ritorno a casa. La trattoria di Enzo, Adelina e le sue cene provvidenziali, Fazio sempre perfetto e Mimì sempre in corsa dietro due gambe, Livia eterna Penelope e Ingrid spalla sempre attenta quando Salvo deve “fare un po’ di teatro”. In quest’occasione però la storia è un po’ sottotono, gli sviluppi delle indagini troppo presto prevedibili, e l’atmosfera di attesa di qualcosa che non arriva da pomeriggio estivo.

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“Le nostre anime di notte”

★★★★★

Ero impaziente di tornare a Holt, anche se temevo che non sarebbe stata la stessa cosa. Mi sono ritrovata nella Holt vera, nella vera vita di Kent Haruf, come un magico gioco di ombre: divertente persino pensare Addie che legge la trilogia della pianura, cercando di ritrovarci pezzi della sua, di Holt. Una Holt sempre senza tempo, ma questa volta anche quasi senza spazio. Una Holt intima, rinchiusa in una stanza, con queste due anime che si concentrano ad inventarsi una vita, rotta solo dall’intrusione di un bimbo e di un cane, perche’ a volte le uniche speranze rimaste, quando il tempo scarseggia, sono i bambini e i cani.

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“Divorzio alla cinese”

★★★☆☆

Le kafkiane avventure di una donna che combatte contro la burocrazia cinese: un libro satirico, tutto sommato divertente, molto pungente nella sua critica al “sistema” cinese e suoi burocrati. Interessante pensare a quanto “di rottura” possa essere una denuncia così irriverente per la società cinese – ma personalmente lo trovo un po’ troppo lontano dai miei canoni letterari, un po’ troppo “macchietta”, e troppo poco sviluppato psicologicamente per meritare più di tre stelline. Come spesso mi capita nei casi in cui la forza della scrittura non mi trascina, in apnea, per tutto il libro, mi sono detta che forse lo avrei apprezzato di più in formato racconto.