“Le nostre anime di notte”

★★★★★

Un altro quadro di #Haruf, una storia tanto semplice quanto devastante, un bellissimo inno alla vita {Le nostre anime di notte} #libroin140

Ero impaziente di tornare a Holt, anche se temevo che non sarebbe stata la stessa cosa. Mi sono ritrovata nella Holt vera, nella vera vita di Kent Haruf, come un magico gioco di ombre: divertente persino pensare Addie che legge la trilogia della pianura, cercando di ritrovarci pezzi della sua, di Holt. Una Holt sempre senza tempo, ma questa volta anche quasi senza spazio. Una Holt intima, rinchiusa in una stanza, con queste due anime che si concentrano ad inventarsi una vita, rotta solo dall’intrusione di un bimbo e di un cane, perche’ a volte le uniche speranze rimaste, quando il tempo scarseggia, sono i bambini e i cani.

“Divorzio alla cinese”

★★★☆☆

Le kafkiane e irriverenti avventure di un’eroina del popolo alle prese con la macchina del potere in Cina {Divorzio alla cinese} #libroin140

Le kafkiane avventure di una donna che combatte contro la burocrazia cinese: un libro satirico, tutto sommato divertente, molto pungente nella sua critica al “sistema” cinese e suoi burocrati. Interessante pensare a quanto “di rottura” possa essere una denuncia così irriverente per la società cinese – ma personalmente lo trovo un po’ troppo lontano dai miei canoni letterari, un po’ troppo “macchietta”, e troppo poco sviluppato psicologicamente per meritare più di tre stelline. Come spesso mi capita nei casi in cui la forza della scrittura non mi trascina, in apnea, per tutto il libro, mi sono detta che forse lo avrei apprezzato di più in formato racconto.

“Le quaranta porte”

Le quaranta porte.jpg★★☆☆☆

Un po’ romanzo storico, un po’ Coelho, e un po’ manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi – bastava il primo. {Le 40 porte} #libroin140

Un libro costruito sul fortunato espediente narrativo delle storie “parallele ma anche no”, e che tutto sommato vale la pena leggere quanto meno per il racconto della storia di Rumi – ma in fondo non so. Forse è per quel tanto, troppo?, spiritualismo à la Coelho, che personalmente trovo un po’ smelenso. Nel complesso mi è sembrato una poco armonica e tutto sommato inutile fusione tra un romanzo storico, il Manuale del guerriero della luce, un po’ di lacrime da Colpa delle stelle e un manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi… Bastava uno solo dei quattro. Possibilmente il primo.

“La tristezza ha il sonno leggero”

★★★☆☆

#SpoilerAlert Che poi, io tifavo Arianna. {La tristezza ha il sonno leggero} #libroin140

Un romanzo intimo, appassionante, che ti porta a riflettere sui rapporti familiari, sull’idea di felicità, sull’amore in tutte le sue varianti. Un libro che è anche un bellissimo arcobaleno di citazioni e spunti di riflessione, scritto come vorrei che fossero scritti tutti i libri da portarmi in viaggio, nei primi weekend di primavera. L’unica pecca è che, forse per colpa del pessimo tempismo delle mie letture, mi ricorda troppo “Atti osceni in luogo privato” – e nel confronto secondo me ci perde un po’…

“Stoner”

★★★★★

Com’è possibile rendere straordinaria una vita come tante? Un uomo comune, che si colora di indispensabile poesia. {Stoner} #libroin140

Questo capolavoro mi ha tenuta sveglia tutta notte – e ancora non ho capito come abbia fatto Williams a rendere così interessante e avvincente la storia tutto sommato banale di un professore universitario che più che a un genio somiglia a un nerd un po’ sfigato. Eppure così è: la storia scorre veloce, e tutto il mondo intorno scompare per lasciarti vivere la vita di Stoner. E alla fine ti ritrovi a pensare non solo che è un libro che vale la pena leggere, ma che parla di una vita che nonostante tutto vale la pena vivere.

“I giovedì della signora Giulia”

★★★☆☆

Un giallo color seppia, una storia da serata sul divano, e un finale davvero a sorpresa. {I giovedì della signora Giulia} #libroin140

Un giallo che ha la rassicurante lentezza di uno sceneggiato in bianco e nero, di quelli di una volta, con il commissario in cappotto e cappello, magari con la pipa in bocca. Un giallo che è anche il racconto di un mondo che non c’è più, con le sue ville, i giardinieri e le signore che prendono il treno per far visita alla figlia che si è trasferita nella grande città e che, come si conviene a una signorina rispettabile, alloggia in convento. Un giallo che è soprattutto una sorpresa, che ti lascia con un inevitabile sorriso proprio all’ultima pagina.

“Vita di Nullo”

★★★★☆

La Bassa. Gli amici. I ricordi. Ritrovarsi, al bar – dove, se no? – anche se Nullo non c’è. Aspettare. La vita. {Vita di Nullo} #libroin140

Ecco un perfetto esempio di racconto in grado di “riportarti a casa”. Sarà che vivo all’estero e un po’ di nostalgia è d’obbligo, sarà che Marani parla di mondi a me conosciuti, storie simili a quelle che qualcuno, prima o poi, nella mia famiglia, ha raccontato, ma il risultato è impeccabile: uno spaccato d’Italia di qualche anno fa, un quadro ambientato tra la nebbia della Bassa, con l’odore della nafta del motore parcheggiato di fronte al bar del paese e di sottofondo il rumore del cucchiaino che scandisce il tempo nella tazzina da caffè, come una lancetta in grado di riportarti indietro nel tempo.