pensieri

“Rien ne va plus”

★★☆☆☆
Schiavone è sempre una garanzia, ma con questo nuovo capitolo il rischio è di sentirsi un po’ smarriti. E’ troppo legato agli altri, con troppi riferimenti incrociati che obbligano ad un ripasso delle puntate precedenti.

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“Vox”

★★☆☆☆
Un romanzo distopico “fastidioso” nel suo descrivere la sottomissione delle donne. Peccato solo per la parte “arrivano gli eroi e salvano il mondo”, che per i miei gusti è sempre un po’ troppo hollywoodiana.

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Buoni propositi per il 2019

Eccoci qui. La befana è passata, l’albero è tornato a impolverarsi nel suo scatolone, i regali dei bambini sono già dimenticati in un angolo, come da copione. E’ tempo di buoni propositi. Ormai ho rinunciato da tempo ai due grandi classici del mio fallimento: la dieta e lo yoga. Che, tra l’altro, ormai è ridicolo pure chiamarli buoni propositi, dovrebbero essere abitudini, stili di vita, àncore di salvezza, alla peggio. In compenso, in questi anni ho realizzato un po’ di buoni propositi non dichiarati: ho allargato il mio club di lettura aggiungendo consigli per gli acquisti e una biblioteca tutta nostra, ne ho creato uno nuovo, e mi sono presa il tempo di scegliere accuratamente come passare il mio tempo libero. E quindi, a dirla tutta, mi sembra di aver capito che l’enunciazione dei buoni propositi è pratica alquanto inutile, se non addirittura controproducente. Ma quest’anno ne ho uno che vorrei mettere nero su bianco, perché mi sembra un’idea niente male, e chi sa che qualcuno non voglia seguirmi nell’impresa.

Dopo #libroinuntwit, che continua a ritmo più o meno regolare, quest’anno vorrei lanciare l’esperimento #rubricaideale: altrimenti detto, appunterò in una rubrica tutti i personaggi letterari che vorrei incontrare davvero, una volta almeno nella vita, e tutti i posti immaginati che mi piacerebbe visitare, se esistessero. Tipo “L’Osteria del caffellatte, che nonostante il nome è una libreria. Apre la sera alle dieci e chiude la mattina alle sei. (…) C’è gente a tutte le ore, all’Osteria del caffellatte. Non molta, ma a tutte le ore.” {Gianrico Carofiglio, “Ragionevoli dubbi”}. O tipo “Marie (che) valeva una pagina dei miei comandamenti e l’ubbidienza ai suoi consigli” {Andrea Missiroli, “Atti osceni in luogo privato”}.

Perché, diciamocelo chiaro e tondo, a volte i personaggi e i luoghi di un libro riescono ad essere molto più interessanti di quelli reali.
E poi, sa mai che prima o poi…

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Ansie di madre

Durante il weekend ho (ri)provato a mettere un po’ di ordine nella cameretta dei bimbi. Con la scusa che è il mese dei compleanni, e che ormai sono grandi, e che arriveranno nuovi giochi, mi sono chiesta, di tutto quello che hanno, se c’è qualcosa che sia il caso di donare, o buttare, o insomma congedare con tutti gli onori dalla nostra vita.

E all’improvviso, ansia.

Perché tutti noi abbiamo dei giocattoli, dei ricordi, dei libri che vorremmo salvare all’incedere inesorabile del tempo. Nel mio caso (ma sospetto nel caso di molti) quello che si è salvato, grazie alle cure di mamma, non è necessariamente quello che io vorrei avere ora qui con me. Se penso ai miei anni di bimba e ragazzina, ci sono due o tre cose di cui ho un vivo ricordo, delle quali posso ancora sentire la consistenza sotto le dita, e l’odore. Chissà dove sono, ora.

Il My Magic Diary, che nonostante tutto è per molti aspetti molto meglio del mio smartphone. Un astuccio rigido con la chiusura a calamita e il coperchio morbidoso di Little Twin Stars. La casa di Barbie casa-ufficio. Un portafoglio enorme, che usavo come “kit di sopravvivenza” e portavo con me ovunque andassi – nonostante l’onniscenza di Internet, non sono riuscita a trovarne, ovviamente, una foto, ma era
verde, blu e viola, con la chiusura a velcro – se per caso lo ritrovaste su qualche mercatino… Le Smemo (ma qui mi sa che è colpa mia e dei miei traslochi).

E io, cosa butterò via, che non avrei dovuto mai e poi mai?

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Settembre, andiamo, è tempo di cambiare

Settembre è il mese dei buoni propositi. Più infido e illusorio di gennaio, c’è da riconoscerglielo – complice anche il fatto che dopo una manciata di settimane è già Natale, e si possono spazzare via le promesse in nome di un rinnovato slancio “in vista del nuovo anno”. Il mio buon proposito di quest’anno, al netto dei soliti poco convincenti impegni per combattere i rotolini e la stanchezza, è smettere di truccarmi.

Perché dopo un mese d’estate il ritorno al mascara mi ha provocato solo una fastidiosa irritazione.
Perché non vado mai in tivvù, e la pelle lucida posso pure tenermela.
Perché se è vero che un po’ di kajal evidenzia gli occhi dietro a questi fondi di bottiglia che chiamano occhiali, è pur vero che al primo stropicciamento divento un poco elegante panda dallo sguardo perso in una fastidiosa nebbia.
Perché dopo qualche settimana senza impiastri vari ci sono sempre meno imperfezioni da nascondere.
Perché quando ho chiesto a mio marito se stessi proprio male senza trucco, mi ha detto che non vede nemmeno la differenza.
Perché non riesco a trovare nemmeno un “perché sì”.
Perché a pensarci bene è la cosa più inutile e fastidiosa che ancora mi rimane da eliminare dalla mia routine quotidiana dopo il ferro da stiro e Facebook.

Postilla.
Lo smalto per ora lo tengo.
Un po’ come Twitter.