“Zebra e altri racconti” (C. Potok)

zebra★★☆☆☆

Una raccolta di racconti che hanno come protagonisti degli adolescenti e i loro problemi più o meno esistenziali. Un inno alla speranza – perché alla fine c’è sempre un amico, un genitore, un qualcosa che si trasforma in ancora di salvataggio e rimette a posto le cose (o, quanto meno, le rende sopportabili). Una lettura piacevole tra un libro più “impegnato” e un altro – ma niente a che vedere con altri lavori di Potok (vedi alla voce “Danny l’eletto“, uno dei libri più belli letti quest’anno). Non mi è sembrato illuminante, né particolarmente brillante – insomma un po’ una delusione…

“7-7-2007” (A. Manzini)

7 7 2007★★★☆☆

L’estate è tempo di gialli, almeno a casa mia. Quest’anno, oltre al “solito” Montalbano, non poteva mancare Rocco Schiavone. Un lungo flashback che racconta i retroscena della vita del vicequestore romano trasferito (o meglio, esiliato) ad Aosta per non meglio precisati motivi. Un avvincente, a tratti commovente, spesso ironico racconto che ripercorre la vita romana di Rocco, i suoi vizi e ciò che ha portato alla perdita della sua Marina e alla partenza per Aosta. In tutto questo, ovviamente, un giallo, due omicidi, una falsa pista, un insospettabile sospetto – insomma una ricetta gustosa perfetta per l’ombrellone vista mare. Ora non rimane che aspettare l’autunno, che pare che ce lo ritroveremo anche in tivvù.

“La simmetria dei desideri” (E. Nevo)

la simmetria dei desideri★★★★☆

Ci sono quattro amici che vivono in Israele. Ci sono gli attacchi terroristici, l’intifada e i posti di blocco. Ci sono i mondiali di calcio, che evitano che “il tempo diventi un blocco unico, e ogni quattro anni ci si può fermare a vedere cosa è cambiato”. Ci sono quattro vite che in questi quattro anni cambiano, inseguendo desideri e intrecciandosi in trame impreviste. Che poi, forse, in fondo, in realtà è così che doveva andare.

“A sangue freddo” (T. Capote)

a sangue freddo★★☆☆☆

Ormai è ufficiale, a me le storie vere trasformate in romanzi non piacciono. Nonostante questo sia una magistrale ricostruzione di un fatto di cronaca, di quelli di cui non esiterei a leggere su internet o su una rivista, un romanzo completo, viscerale, impegnativo, non so quanto fedele alla realtà ma quantomeno crudelmente realistico – è, appunto, un romanzo. Troppo lungo, troppo raccontato, troppo colorato, troppo sviscerato, troppo tutto – per i miei gusti.

“Le cose che restano” (J. Offill)

le cose che restano★★★☆☆

Un libro che sembra più che altro la trama di un sogno – o, a tratti, di un incubo. Una ragazzina ha un padre che le costruisce una casa per le bambole, una madre che le racconta la storia del mondo e un’infinità di storie fantastiche e impossibili, una vicina di casa cieca e un baby sitter un po’ strano. La sfida è riuscire a crescere, capire dove finisce la realtà e inizia la fantasia, galleggiare su un lago che nasconde un mostro, laggiù nel buio del fondale, sul fondo della pancia di questa madre che ti tiene a galla, o ti trascina nel buio, o entrambe le cose contemporaneamente.

“Caffè amaro” (S. Agnello Hornby)

Caffe amaro★★★☆☆

Una saga familiare perfetta per l’estate, con il sapore della Sicilia e dei personaggi che hanno questa splendida abitudine di rimanerti appiccicati addosso, come se davvero li avessi conosciuti. Un intreccio di sentimenti, passioni, risentimenti e affetto che ogni tanto fa bene leggere. Per quel che mi riguarda, ha il solo difetto di aver indugiato su riflessioni politiche e sociali con uno stile che non mi è congeniale – come se l’autrice avesse incollato qua e là parti del suo pensiero, con monologhi o riflessioni che rimangono un po’ estranei al fiume del racconto (in questo, vedi alla voce “L’altro capo del filo“, che mi ha lasciato lo stesso amaro in bocca per l’analoga filippica a tema migranti).

“L’altro capo del filo” (A. Camilleri)

L'altro capo del filo★★★☆☆

Immancabile appuntamento estivo con il mio Montalbano. Quest’anno si parla di migranti, terroristi e ovviamente un omicidio, apparentemente inspiegabile. Questo è il centesimo romanzo scritto da Camilleri, e il primo scritto dettandolo ad una collaboratrice – ero partita con qualche pregiudizio, visto che persino l’autore aveva parlato delle difficoltà che ha incontrato con questa nuova “forma di scrittura”. E invece. L’unico rimprovero che gli si può fare è di avermi tenuto sveglia fino a tardi in un periodo in cui dovrei dormire, e, a dirla tutta, di avermi deluso nel non aver “chiuso il cerchio” tra l’omicidio e il contesto degli sbarchi, che quindi rimane un pretesto per schierarsi e dire la sua sulle politiche dell’immigrazione, il terrorismo e i rifugiati.