pensieri

Buoni propositi per il 2019

Eccoci qui. La befana è passata, l’albero è tornato a impolverarsi nel suo scatolone, i regali dei bambini sono già dimenticati in un angolo, come da copione. E’ tempo di buoni propositi. Ormai ho rinunciato da tempo ai due grandi classici del mio fallimento: la dieta e lo yoga. Che, tra l’altro, ormai è ridicolo pure chiamarli buoni propositi, dovrebbero essere abitudini, stili di vita, àncore di salvezza, alla peggio. In compenso, in questi anni ho realizzato un po’ di buoni propositi non dichiarati: ho allargato il mio club di lettura aggiungendo consigli per gli acquisti e una biblioteca tutta nostra, ne ho creato uno nuovo, e mi sono presa il tempo di scegliere accuratamente come passare il mio tempo libero. E quindi, a dirla tutta, mi sembra di aver capito che l’enunciazione dei buoni propositi è pratica alquanto inutile, se non addirittura controproducente. Ma quest’anno ne ho uno che vorrei mettere nero su bianco, perché mi sembra un’idea niente male, e chi sa che qualcuno non voglia seguirmi nell’impresa.

Dopo #libroinuntwit, che continua a ritmo più o meno regolare, quest’anno vorrei lanciare l’esperimento #rubricaideale: altrimenti detto, appunterò in una rubrica tutti i personaggi letterari che vorrei incontrare davvero, una volta almeno nella vita, e tutti i posti immaginati che mi piacerebbe visitare, se esistessero. Tipo “L’Osteria del caffellatte, che nonostante il nome è una libreria. Apre la sera alle dieci e chiude la mattina alle sei. (…) C’è gente a tutte le ore, all’Osteria del caffellatte. Non molta, ma a tutte le ore.” {Gianrico Carofiglio, “Ragionevoli dubbi”}. O tipo “Marie (che) valeva una pagina dei miei comandamenti e l’ubbidienza ai suoi consigli” {Andrea Missiroli, “Atti osceni in luogo privato”}.

Perché, diciamocelo chiaro e tondo, a volte i personaggi e i luoghi di un libro riescono ad essere molto più interessanti di quelli reali.
E poi, sa mai che prima o poi…

pensieri

Ansie di madre

Durante il weekend ho (ri)provato a mettere un po’ di ordine nella cameretta dei bimbi. Con la scusa che è il mese dei compleanni, e che ormai sono grandi, e che arriveranno nuovi giochi, mi sono chiesta, di tutto quello che hanno, se c’è qualcosa che sia il caso di donare, o buttare, o insomma congedare con tutti gli onori dalla nostra vita.

E all’improvviso, ansia.

Perché tutti noi abbiamo dei giocattoli, dei ricordi, dei libri che vorremmo salvare all’incedere inesorabile del tempo. Nel mio caso (ma sospetto nel caso di molti) quello che si è salvato, grazie alle cure di mamma, non è necessariamente quello che io vorrei avere ora qui con me. Se penso ai miei anni di bimba e ragazzina, ci sono due o tre cose di cui ho un vivo ricordo, delle quali posso ancora sentire la consistenza sotto le dita, e l’odore. Chissà dove sono, ora.

Il My Magic Diary, che nonostante tutto è per molti aspetti molto meglio del mio smartphone. Un astuccio rigido con la chiusura a calamita e il coperchio morbidoso di Little Twin Stars. La casa di Barbie casa-ufficio. Un portafoglio enorme, che usavo come “kit di sopravvivenza” e portavo con me ovunque andassi – nonostante l’onniscenza di Internet, non sono riuscita a trovarne, ovviamente, una foto, ma era
verde, blu e viola, con la chiusura a velcro – se per caso lo ritrovaste su qualche mercatino… Le Smemo (ma qui mi sa che è colpa mia e dei miei traslochi).

E io, cosa butterò via, che non avrei dovuto mai e poi mai?