E voi ce l’avete, un mentore?

Questa mattina, mentre allattavo bimbodue e cercavo di bere un caffè senza rovesciarglielo addosso, ho guardato un TEDtalk – niente di eclatante, a dire il vero, ma con due punti interessanti. Uno – scegliete un certo numero di libri e aggrappatevici come ancore di salvezza, nella vita (Tai Lopez dice 150, mi sembra un numero ragionevole, ora ci ragiono su). E due – sceglietevi dei mentori, e seguiteli.

Ora, dovete sapere che in questo periodo sono abbastanza sensibile a questa storia dei mentori. Un po’ perché sono arrivata ad un punto di non ritorno, su certe cose, e la mia vita ha bisogno di una svolta, e un po’ perché a volte capitano momenti così, in cui persino il marito con le sue scoperte notturne e gli strani algoritmi di Facebook si coalizzano per suggerirti nuove strade (uno su tutti: Simon Sinek, che me lo sto studiando come un libro di scuola, perché ho l’impressione che ci sia molto da imparare, da quelle parti).

Al momento, ho una rosa di mentori più o meno inconsapevoli, che spio da lontano che nemmeno uno stalker professionista, e che pian piano mi stanno aiutando a rimettermi in sesto.

C’è un amico, che vive lontano e mi ha insegnato, tra le altre cose, che quella storia che l’amicizia tra uomo e donna non esiste è una cagata pazzesca – e che ogni volta che lo leggo mi ricorda che esistono dei rami secchi, nella vita, e delle radici, e che bisogna curare le radici, anche quando non si vedono, e non i rami. E c’è Nancy, il mio faro, che quando la guardo mi dico “Ecco, questo è quello che voglio essere” (a proposito, fatevi un regalo: andate a dare un’occhiata al suo sito). Ora, per tornare al problema principale della mia vita attuale, mi manca solo un mentore in cucina (perché Leemann è inarrivabile, mannaggia a lui) – ma ci sto lavorando.

E voi ce l’avete, un mentore?

Tra le pagine di Bruxelles

Alla scoperta delle librerie più belle di Bruxelles.
In solitaria, con i bimbi al seguito o in compagnia degli amici di Impronte di Caffè.
Se siete curiosi, ogni tanto faccio delle foto e le metto su Instagram (#tralepaginedibruxelles).

Libri nuovi…

  • Filigranes (Avenue des Arts 39) – la libreria più famosa di Bruxelles; enorme, sempre aperta, e con tante attività per combattere la noia e la pioggia
  • Piola libri (Rue Franklin 66) – un bicchiere d’acqua fresca per gli assetati expat Italiani a Bruxelles
  • Cook&Book (Place du Temps Libre 1) – un po’ libreria, un po’ bar, un po’ ristorante, un po’ villaggio
  • Abao (Rue Middelbourg 40) – un angolo di paradiso che vale da solo il viaggio per arrivarci
  • Ptyx (Rue Lesbroussart 39) – un gioiello di libreria incastonato tra vecchi palazzi
  • Librebook (Chaussée de Wavre 128) – la prima vera libreria europea nel cuore dell’Europa

…libri usati…

  • Galerie Bortier (Rue de la Madeleine 55) – un po’ libreria, un po’ antiquario, a due passi dalla Grand Place e tappa obbligata di ogni passeggiata in centro
  • Pêle-Mêle (Chaussée de Waterloo 566) – la bouquinerie per definizione a Bruxelles: enorme, ricchissima e infinita
  • Nijinski (Rue du Page 15) – se non fosse che e’ a piano terra, sarebbe un perfetto solaio: impolverato quanto basta, con libri che spuntano da ogni angolo
  • Bouquinerie Thomas (Rue Froissart 13) – una libreria che sembra un labirinto, o un labirinto che sembra una libreria
  • Oxfam bookshop (Chaussée d’Ixelles 254) – per quelle volte in cui leggere fa bene non solo a chi il libro lo compra

…e libri piccoli

nota a margine: tutte (o quasi) le librerie di cui sopra hanno una sezione per bambini – qui di seguito trovate solo le librerie dedicate ai piu’ piccoli.

  • Librairie Flagey (Place Flagey 33) – due piani di colori, libri, giocattoli, con una simpatica ragazza pronta a darti consigli di lettura e attivita’ passatempo la domenica pomeriggio
  • Babou (Rue du Beau Site 22) – un gioiello aperto (purtroppo) solo due giorni a settimana; il salotto di una simpatica signora, pieno di valigie di libri antichi e meno antichi da regalarsi, che il primo sabato del mese si trasforma in un angolino per leggere e incontrare altri piccoli lettori (ps. ci sono capitata per caso un venerdi’ di marzo, si festeggiava il decimo compleanno, e c’erano cioccolatini e regali per tutti… come si fa a non amarlo?)
  • Les gros mots (Rue Lesbroussart 67) – una minuscola libreria per bambini di oggi e di ieri, con libri usati che profumano di nonni, con disegni splendidi e storie di zucchero filato
  • Le wolf (Rue de la Violette 18) – tutto il mondo della letteratura per l’infanzia, ma anche letture, favole e atelier
  • Ribambelle (Rue du Bailli 39) – libri e fumetti nuovi e usati, ma anche giocattoli, quaderni, pennarelli e zainetti; un paradiso minuscolo pieno di tesori, basta scavare un po’

Eventi da non perdere e indirizzi utili

“La teologia del cinghiale”

★☆la-teologia-del-cinghiale☆☆☆

Mi sono letta un po’ di recensioni, prima di iniziare questo libro, perché volevo capire se si trattava di un libro serio, o di una storia psichedelica ai limiti della sopportazione per un lettore sobrio come la copertina lasciava presupporre. Pare si tratti di un libro serio. Pare che abbia ricevuto un sacco di premi. E pare pure che sia scritto in un modo talmente originale da meritare encomi a destra e a manca. Riguardo l’originalità della scrittura, confermo: è talmente originale che mi sono arenata a pagina 40, stremata dai continui inserimenti in sardo. Sarà anche un capolavoro, ma perché devi farmi fare tutta ‘sta fatica?!

“Orfani bianchi”

orfani-bianchi★★★★☆

Un libro che è uno schiaffo in faccia, di quelli che arrivi alla fine con il pacchetto di fazzoletti accanto e un nodo alla gola che servono giorni per fartelo andare giù. Con l’aggravante che Manzini scrive in un modo che ti sembra di leggere un romanzo tutto sommato leggero, che ti scorre tra le dita in poche ore – ma se solo ti fermi un attimo a prendere fiato ti rendi conto di quanta cruda e feroce realtà ci sia tra quelle righe. Sembra una commedia, una favola moderna, una storia di riscatto sociale e di vittoria dei buoni sentimenti sulle brutture della vita – solo che invece no. La vita a volte è brutta e basta.

“La testa perduta di Damasceno Monteiro”

la-testa-perduta-di-damasceno-monteiro★★★☆☆

Un’inchiesta, un inviato di un giornale portoghese, un avvocato delle cause probabilmente perse. L’autorità, il potere della divisa, la tortura, il potere della stampa contro la prevedibilità della cosiddetta giustizia. In queste poche pagine c’è tutto quello che serve per una denuncia sociale letterariamente impeccabile – un romanzo che più che per la storia va ricordato per quanto ci fa riflettere sul mondo in cui viviamo, perché non è detto che il Portogallo di ieri non possa essere l’Italia (o qualunque altro Paese) di oggi. Un po’ troppo lento per i miei gusti – ma probabilmente sono io che in questo periodo non ho la concentrazione necessaria per godermelo.

“I bastardi di Pizzofalcone”

i-bastardi-di-pizzofalcone★★★★☆

Sono stata a lungo indecisa se dare 3 o 4 stelline a questo romanzo, e ammetto che un bel contributo alla quarta stellina viene da Gassmann in versione Lojacono – ma questa è un’altra storia. Un bel romanzo che si merita a pieno titolo un posto nella lista di “romanzi seriali” in terra italiana, oltre che nella mia libreria, dopo Montalbano, Schiavone e Monterossi. Una squadra investigativa, con tante storie che corrono parallele e arricchiscono la trama – perché c’è da dirlo, la novità non sta tanto nel giallo della storia ma nel suo svolgimento corale, e nella capacità di de Giovanni di mettere in scena non un investigatore, ma un’intera squadra. Inutile dire che avrei proprio voglia di vedere come crescono, questi qui.

“Rumore bianco”

rumore-bianco★★★★☆

Dopo un inizio un po’ difficile (mea culpa – non si può pretendere di leggere come si deve tra un biberon e un pannolino, pare), questo romanzo svela tutta la sua forza: con uno stile ironico e sarcastico DeLillo tratteggia le paure, le paranoie, le contraddizioni della società a lui contemporanea. Ho riempito un paio di pagine di diario con citazioni e appunti, perché di lezioni di vita come questa ne ho lette poche, recentemente. Splendida e di grande attualità la seconda parte, con la tragicomica reazione di questa “famiglia bene” alla notizia dell’incidente, e con le mille paranoie scaturite dalla paura della morte: ho scoperto di essere una Babette fatta e finita, non fosse, a dire il vero, per il fatto che io non mi metterei mai a correre su e giù per la scalinata di uno stadio.