al parco

non l’avete mai visto un coniglio in ritardo? pensare che credevo fossimo noi, quelli perennemente indaffarati. un’intera mattinata a correre, su e giù, fuori e dentro da quel buco di terra che è la sua tana, o il suo ufficio, a questo punto non puoi mai sapere. incontra un amico, buongiorno coniglio!, si girano un po’ intorno, e poi via, ognuno per la sua strada. me ne sono rimasta qui ad osservarlo, tutta mattina, pensando a cosa mai può fare, tutto il santo giorno, un coniglio. forse è proprio questa la tanto elogiata intelligenza della nostra specie: aver avuto la rivoluzionaria e malsana idea di inventarsi tutto questo circo per non morire di noia. lavoro, studio, casa, chiesa, vacanze e pranzi in tavole imbandite. efficaci ed insostituibili ritrovati della tecnica e dell’ingegno per perdere tempo, e tenere occupata la mente e il corpo. poi deve essergli sfuggita un po’ troppo la mano, ma l’idea di fondo non era poi così male.

ha smesso di correre. ora se ne sta lì, accanto ad un cespuglio, come una sfinge a guardia della sua alcova. sotto i rami, un paio di orecchie e due occhi che lo seguono in tutto quello che fa. e questa immobilità, finalmente, mi sembra quanto di più perfetto potesse fare.

questo, almeno, la nostra umana intelligenza ha avuto il buon senso di lasciarcelo.

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