viaggi

on the way to barcelona

Uscendo dal lavoro alla solita ora, incrociamo i primi sentori di fame in Costa Azzurra. Stranamente, per essere venerdì sera non sembra che ci sia molta gente in giro. La scelta cade su Juan-Les-Pins, decisamente affollato. Cena in una Creperie bretone che ha il solo neo di avere di fronte un coloratissimo e abbastanza fuori luogo “Caffè Milano”. L’importante comunque è che la galette integrale con prosciutto, uovo, formaggio e funghi era veramente ottima. E poi, è impagabile ordinare finalmente la fantomatica Crepe Suzette. Per il resto, il paesino è un prevedibile carosello di lustrini, musica e cocktail sulla spiaggia. Molto carini i bagni-ristorante sulla spiaggia, ma decisamente inavvicinabili. Peccato solo per i divani di vimini, sembravano veramente comodi.

Il viaggio in autostrada procede abbastanza bene, soprattutto perché non ci sono più io al volante. E a parte le strade molto meno illuminate, la scocciatura delle continue barriere per il pedaggio e qualche problema con il GPL self service, gli autogrill sono veramente da sosta, così puliti e ordinati e soprattutto privi di quel fastidiosissimo cestino per le mance in bagno, a ricordarti che la sporcizia è dovuta in buona parte alla tua spilorceria.

E poi, finalmente, il MARE. Quello con tutte e quattro le lettere maiuscole. Il mare a Matarò è veramente splendido. Il camping è una trentina di chilometri più a nord di Barcellona, ma con i mezzi pubblici non ci sono problemi (e, anzi, può anche capitarti di incontrare un matto innamorato di Marilina Monrù…). In più, abbiamo il vantaggio di avere una spiaggia molto più bella di quella di Barcellona città, e una fattoria. Insomma, dove altro lo trovi un campeggio con la fattoria??

Unico neo di questo mare da sogno, il barista del primo baracchino sulla spiaggia, che oltre ad averci fatto uno scontrino più alto del dovuto (ma in fondo siamo stranieri, non ce ne saremmo probabilmente accorti…) ha deciso che la mia richiesta di un tè alle tre di pomeriggio del trenta agosto non poteva che essere la richiesta per un tè CALDO. Mancavano solo i pasticcini. Ora, capisco che magari qui il “tè” è solo quello caldo, ma visto che siamo stranieri (e te ne sarai pure accorto, no?!) ti può anche venire un dubbio…

La cosa più strana di Barcellona è che sembra Parigi.
Vicino al mare, e con l’aria che sa di salsedine, ma pure sempre Parigi.
E non solo perché, come è ormai tradizione, mi sono fermata da Starbucks.
Barcellona è come sarebbe Parigi in vacanza. I lunghi viali dell’Eixample come Boul’Mich. Il porto nuovo come la Défense. Le Ramblas come Pigalle. Il parco dell’Arco di trionfo come le Tuileries. Il Barri Gotic come il Quartier Latin.
Se Matarò è la gemella spagnola di Lecce, Barcellona lo è di Parigi.

Il giro turistico di Barcellona non può che iniziare con Gaudì, nel quartiere dell’Eixample. I grandi palazzi visti da fuori, passeggiando in un viale che sembra gli Champs Elysées, con tanto di giapponesi che, imperterriti, fotografano il cantiere che preannuncia l’apertura di una boutique di Hermès. A costo di attirarmi le ire dei grandi esperti di storia dell’arte, devo dire che la Sagrada Familia mi ha lasciata abbastanza indifferente. Comunque, il signor Gaudì si è ampiamente rifatto con il parco di quel “patacca di Guell” (come è stato ribattezzato alla luce delle controverse vicende che lo hanno portato a cedere questo capolavoro alla città…).

E visto che la cosa che più mi piace di questi giorni in Spagna sono i colori, la seconda cosa più bella di Barcellona dopo Parc Guell è il mercato centrale, sulle Ramblas. Commovente la distesa coloratissima di frullati di frutta, allineati in un mare di ghiaccio.

Per il resto, le Ramblas sono più che altro una lunga passeggiata per turisti e, a parte il mosaico di Mirò che ho rischiato di caplestare quasi senza vederlo, la cosa più bella è che sai che in fondo c’è il mare…
Sfidando le malelingue che girano sul web (e che sparlano anche della Casa delle Aie, quindi sono attendibili solo fino ad un certo punto), ci siamo arrischiati a provare il più antico ristorante della città, il Can Culleretes. E abbiamo fatto bene, visto che ci siamo goduti una paella e una crema catalana commoventi, a un prezzo onesto e con un servizio impeccabile. E, soprattutto, impagabili le cameriere in camicia a fiori, come le nonne.
Solo una precisazione: sembra essere un mito da sfatare la famosa storia che gli spagnoli cenano tardi. Sarà che qui siamo in Catalunya, ma alle undici i ristoranti cominciano a sbaraccare, e la metro c’è solo fino a mezzanotte o giù di lì…

Dicevamo, il mare alla fine delle Ramblas.
Guardato a vista da Colombo e da un paio di omini bianchi con il naso all’insù, il quartiere dei locali notturti e della vita domenicale. Quando la città chiude, tutti si riversano su questi pochi metri quadrati di assi di legno sospese sull’acqua.

A sud, seguendo la costa, Monjuic.
E lo stadio.
E, quindi, l’inevitabile pellegrinaggio sulle orme di Pau Gasol.
A nord, qualcosa che se ti distrai un attimo potresti confonderti e pensare di essere a Napoli.
La Barcelloneta, ovvero il quartiere dei panni stesi alle finestre ad asciugare. Il quartiere delle lunghe spiagge. E anche il quartiere di un piadinaro capitato qui per caso, ma questa è un’altra storia.

Sulla strada verso casa, grazie anche alla fantastica opzione “evita le autostrade come la peste” del navigatore, abbiamo visto alcuni posti veramente belli, abbandonando per un po’ la nostra tenda e affidandoci alle cure degli hotel Formule1.

Posto veramente bello numero 1. Il museo di Dalì a Figueres.
Per chi avesse ancora qualche dubbio sulla sanità mentale di quest’uomo =)
Ti lascia a bocca aperta, dal primo all’ultimo centimetro.
Un solo commento, velato di tristezza: ma se devi vedere le opere di Dalì solo attraverso l’obiettivo della tua macchina digitale, caro turista deficiente, non te ne potevi stare a casa a sfogliare un libro, seduto sul tuo comodissimo divano?!

Posto veramente bello numero 2. La strada da Perpignan a Carcassonne.
Sole. Vigneti piccoli piccoli dall’uva dolcissima. Qualche ulivo, qua e là. Terra rossa e cielo azzurro. Vento. Le pale di una centrale eolica. E nemmeno un pastore, o un contadino. Niente, solo noi e la strada. A destra, terra rossa e piante verdissime. A sinistra, un pendio che si perde in un baratro, e mette un po’ di paura. Davanti, il cielo azzurrissimo. Dietro, le montagne.

Posto veramente bello numero 3. Carcassonne.
Ovvero, semplicemente il borgo medievale più bello che mi sia mai capitato di vedere. Un posto semplicemente magico, nel silenzio dell’assenza totale di automobili. La sera, solo qualche trattoria aperta per i pochi turisti che rimangono a dormire, ancora a settembre, da queste parti. Peccato solo che il piatto tipico sia un pochino troppo invernale per questa stagione, ma abbiamo comunque trovato un posto carino dove mangiare, l’Auberge des Ducs d’Oc.

Posto veramente bello numero 4. Un’isoletta nel Mediterraneo.
A volte, passando per caso per una stradina quasi sperduta, potresti imbatterti in una sottilissima striscia di terra che si butta nel mare, fino ad una piccola isoletta, lasciata lì a riposare in mezzo alle onde. Giens.
Oggi è nuvolo, e lo spettacolo, alla fine, è ancora più bello.
Nel cielo, gabbiani e colorate ali di uomini in corsa.

Posto veramente bello numero 5. Intorno, e dentro, Genova.
A volte uno se ne va in giro per il mondo e si dimentica di fare due passi sotto casa. Per esempio, io non ero mai stata a Boccadasse.

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