racconti

ponte vecchio

ponte vecchio. inverno. vento gelido che ti attraversa il cappotto, e lì, come sempre, un uomo, e una chitarra. accanto, una tazza di caffè, con il fumo che balla tutto intorno, a lottare contro il freddo. e una ragazza, avvolta in un mantello rosso, seduta sul marciapiede con il mento appoggiato sulle ginocchia, a pensare a parigi, agli artisti di un tempo che non ha mai onosciuto, e a quella chitarra lì accanto che sembra volerle dire qualcosa…

– che mestiere ha detto che fa?..- regalo canzoni ai passanti.
– ah, bello. …ma perché?
– e’ un bel posto, questo mio sgabello, per osservare la gente che passa. guardo, e intanto suono. se ti siedi qui, guardi e aspetti, ad un certo punto ti vien voglia di regalare note ai passanti. note, o intere canzoni. ad una distinta signora che torna a casa dopo un pomeriggio passato a chiacchierare con le amiche davanti ad una tazza di thè… una romantica canzone, ripescata in qualche polveroso baule lassù… poi, ecco che arriva un giovane, è di sicuro un pittore, avvolto in una lunga sciarpa, che pedala veloce verso una donna che è lì che lo aspetta col naso attaccato ai vetri appannati, o forse verso una tela addormentata, con quel corpo di donna da costruire… e’ strano come restando qui a rompere il silenzio della neve e il sussurrio del fiume qui sotto ci si possa innamorare così tante volte in un attimo, non importa se di un paio di stivali che ballano sul selciato o di una sciarpa ciclista, e come ogni volta ci si possa trasformare in un menestrello per loro…

certo che avevano ragione, con quella storia dei ricordi, che ti si accoccolano dentro e non ti lasciano più. a volte mi sembra di andare avanti a vivere come se non fossi più io, come se in realtà fossi rimasta in un attimo, sospesa a guardare un istante, un volto, una mano, una chitarra, mentre il mondo intorno a me va avanti, e la neve se ne va, e la gente mette via i cappotti e si avvolge di leggero lino colorato..

sarà che io sono ancora avvolta di rosso, ma c’è una nota, sempre quella, non ricordo nemmeno come si chiama, una nota sola, che mi rimbalza tra i ricordi, e sembra che sia sempre stata lì, quando ero bambina e correvo nei campi a piedi nudi, o quando ero triste e contavo le nuvole stesa sopra una coperta, era sempre lì, a fare da colonna sonora alla mia vita. strano che l’abbia riconosciuta solo dopo, anni dopo, in una sera d’inverno a ponte vecchio…

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