racconti

storia di un viaggio

prima stazione. brisighella. un vecchio albergo dalle rosse tende scolorite, un bambino che saluta sorridendo il treno, con la manina a sbucare dal cappotto, in lontananza un castello…

seconda stazione. nemmeno un cartello. persa sulle colline. un gallo passeggia lungo la ferrovia, ai piedi di una collina avvolta nella nebbia, tanto che riesci appena a vedere la fattoria addormentata lassù, tra i filari di vite, e il sentiero che ti mostra orgoglioso le orme fresche di una vecchina, avvolta in uno scialle, con la sporta della spesa…

“san cassiano! stazione di san cassiano!!” chissà per chi, o cosa, urla… nel grigio di questa fredda giornata d’autunno, un albero. solo, tra il nulla di una campagna che sembra abbandonata. e la luce di quei frutti color del sole, a illuminare quel che resta di una casa, di una vita, di un sogno d’amore sognato chissà quando, in una notte d’estate, all’ombra di quei
rami…

il paese laggiù in fondo alla valle, ed il treno a tagliare il suo orizzonte. una strada che diventa ponte, e poi piazza. poche case di molti colori. un vaso di fiori rossi che indomito resiste al freddo. in bilico sulla sponda del ponte, a guardare il torrente…

marradi. stavolta è il paese a starsene lassù, seduto in comoda poltrona. come quell’uomo affacciato al balcone. guccini. pipa e basco, sciarpa e maglione girocollo grigio. le mani in tasca e lo sguardo a cercare qualcosa tra le rotaie…

biforco. letteralmente. due strade, ad incontrarsi in mezzo ad un campo.
forse, doveva solo sgranchirsi le gambe.

aprire gli occhi, e per prima cosa vedere la città addormentata lì in fondo, con la foschia che ne nasconde il colore… aprire gli occhi, e non poter indovinare chi sei, perché sei lì, che giorno è. potrebbe essere qualunque giorno, qualunque anno, e non importa. vedi firenze, e sorridi.

ritornare a firenze. questa volta da sola. appoggiata ad un muretto, a guardare l’immagine che per tutta la vita accompagnerà quell’attimo in cui il mondo si è fermato, in cui il respiro è rimasto sospeso a mezz’aria, prima di volare, lungo le onde, a colorare di noi tutta la città. scendendo lungo il fiume, lo sguardo basso, le orecchie a cercare un po’ di silenzio, sono tornata a ponte vecchio. da sola, ad incontrarlo nell’istante di un pensiero. con uno strano sapore di malinconia e gioia nel cuore.

sarà il fiume… sarà che a mettersi qui sul lungarno, quest’angolo di città sembra un quadro incorniciato di nuvole e onde… sarà che a camminare per queste stradine, a cercare il ricordo del silenzio di una cappella e dell’odore di cera, si riesce a cancellare il tempo… sarà che tutto, qualunque pensiero, qualunque suono diventa idea di se stesso. così, i miei ricordi diventano romanzo, canzone, quadro, vecchia fotografia in bianco e nero. mantengono giusto un paio di contingenti attributi, il fresco sulle guance in una notte a ponte vecchio, il caldo del sole a piazzale michelangiolo, l’odore di cera, ma potrebbero essere ricordi di una qualunque coppia in un qualunque momento della storia.

potremmo essere noi, secoli fa.
potremmo essere noi, fra secoli.

arrivare qui, per caso, e scoprire l’eternità di noi. sentire un sapore di felicità nel petto. correre a casa, su questo treno. scrivere, come un fiume. pensare, come se io fossi una città che, silenziosa, osserva gli occhi degli innamorati che l’attraversano, cattura i loro sguardi, e li conserva nei suoi palazzi, nelle sue vie, nelle insegne dei suoi negozi…

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