scene da check in – bruxelles

L’aeroporto di Bruxelles ha dei lunghi tapis roulant che ti portano fino all’imbarco dell’aereo. Ovviamente, il mio volo parte dal penultimo gate, quindi i tapis roulant me li faccio tutti, a velocità più o meno sostenuta. Mi immagino già la scena. Bambini urlanti che si rincorrono per vedere chi arriva prima. Famiglie con valigie pesantissime che solo per qualche strano errore sono state riconosciute come “bagaglio a mano”. Telefoni che squillano. Hostess che invitano alla calma una folla di persone inferocite per l’ennesimo ritardo.
E, invece, niente di tutto questo. L’aeroporto è immerso nel silenzio. I pochi viaggiatori sono uomini di mezza età con ventiquattrore e cellulare o giovani trentenni armati di portatile. Il lungo corridoio è stranamente silenzioso. Anche i negozi ormai sono chiusi, e non si sente più nemmeno il ticchettio dei lettori ottici delle casse. Tiro un sospiro di sollievo. Dopo un weekend a barcamenarmi tra turisti e frenetici acquisti natalizi ho proprio bisogno di un po’ di pace. Sembra che tutto qui sia ricoperto di moquette.
Ma l’incanto dura poco. Troppo poco. Dietro di me si piazza un omone di sessant’anni, accompagnato da un amico più giovane e più mingherlino. Confido in un tedesco di ritorno a casa con il volo Lufthansa che parte affianco al mio. E invece no. Italiano, dall’accento direi milanese, in viaggio di piacere con consorte e coppia di amici. Deleterio. Inizia con un’invettiva (che ovviamente interessa solo lui) sui bagni pubblici degli aeroporti e sulla deplorevole abitudine di sua moglie e della moglie dell’amico/interlocutore (che probabilmente dissente ma non ha il coraggio o il tempo di contraddirlo) di andare in bagno un’ora prima dell’imbarco. E continua con uno sproloquio assurdo sulle “fastidiose ignobili abitudini delle signore“. Il tutto condito da risate e ammiccamenti da “noi uomini sappiamo di cosa stiamo parlando”. Conclude (solo perché il tapis roulant finisce) annunciando all’amico che andrà a riprendere le due sconsiderate per riportarle al gate. Che lo aspetti cinque minuti, riuscirà sicuramente a tornare in un baleno. D’altra parte, autoritario e scocciatore com’è, fossi la moglie ci metterei meno di due secondi a tirarmi su le mutandine e seguirlo a testa bassa. Per il quieto vivere, ovviamente.
Lo seguo con lo sguardo per godermi la scena della donna trascinata fuori dalle toilette.
L’uomo, lasciatosi a debita distanza l’amico ancora stordito dalla filippica di cui sopra, si avvia a grandi passi verso i bagni.
Entra.
In quello degli uomini.
Anche lui cede alle ignobili abitudini, evidentemente.

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