“un destino ridicolo” (f. de andré, a. gennari)

Un destino ridicolo.jpg★★★☆☆

Ieri sera non pioveva. Faceva caldo, e c’erano le zanzare. Ho acceso lo zampirone, in terrazza, e mi sono sentita come al mare. Ho preso un cestino di ciliegie e un libro. Il più piccolino, che per questioni di priorità era finito in cima alla pila di libri da comodino. Le ciliegie, comunque, sono finite molto prima. Avevo letto di questo libro che sembra una canzone di De André. Non pensavo che lo stesso De André, e una sua canzone, facessero capolino dalle sue pagine, a renderlo ancora più reale, al di là dell’assurdità ridicola della storia, con queste vite che si intrecciano e si rincorrono come gocce di pioggia sul finestrino della macchina, per poi finire in un punto che non l’avresti mai detto. Altro che quei telefilm che vanno di moda oggi (e che, rimanga tra noi, sono un altro dei miei passatempi): questo libro sa di classica commedia degli equivoci, dove non è detto che sia tutto come sembra, come in un teatro in cui i personaggi entrano ed escono di scena, incrociandosi e scontrandosi. Ecco, questo libro è un pezzo di teatro. Non so se ci abbiano mai pensato, ma ci starebbe proprio bene. Ci hanno fatto un film, ma non so. E’ che mi sa proprio di teatro. Mobili impolverati, vestiti di lana pesante, voci tonanti, espressioni, il rumore del mare di sottofondo, e le voci del mercato giù al porto, come in Creuza de Ma.

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Un pensiero su ““un destino ridicolo” (f. de andré, a. gennari)

  1. coccinella ha detto:

    Alla fine il film l’ho visto. Meglio il libro, molto meglio il libro. Sarà che me l’ero immaginato diverso, sarà che ci sono troppi colori e il libro sembrava più sobrio, sarà che mi sono fatta influenzare dalla copertina, con quel mare blu che nel film nemmeno si vede, sarà che queste prostitute sembrano così macchiette, sarà che il sardo me lo immaginavo un filo più brutto di Filippo Nigro, sarà che Carlo me lo immaginavo più grande… Sarà che non sa di de André, in fin dei conti. Non si sente, non si vede, non si immagina. Ed era tutto il suo bello…

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