iberica by car

Quest’anno, come sempre, le vacanze estive sono state all’insegna del “decidiamo dove andare solo ed esclusivamente dopo aver messo in moto la macchina”. Tenda, un paio di valigie, pieno di benzina, un cuscino per dormire in macchina, un atlante d’Europa (perché bisogna pur sempre darsi dei limiti) e scorta di costumi da bagno (perché è pur sempre estate). Siamo tornati a casa dopo 5.802,7 km, dopo aver visitato il nord della Spagna e buona parte del Portogallo, le due capitali iberiche e un po’ di Pirenei.

Il primo ricordo che porto a casa da questo viaggio è il colore delle montagne nelle Asturie, sotto il cielo grigio di quasi-pioggia, e il colore della terra dei Pirenei, sotto il cielo di nera-pioggia.
Il secondo, il dolce tipico della festa di Oliana, che sa di buono.
Il terzo, la fine del mondo. E il Cammino di Santiago, anche se fatto in macchina non vale.

  • Osservazione a caldo, e a stomaco pieno. In genere ogni regione ha due cose tipiche: il cibo e le case. O almeno, questa cosa che il pane e le case cambiano da regione a regione mi ha sempre affascinato. Tralasciando il pane, che qui in Galizia non l’ho ancora assaggiato, rimangono le case. Un mistero. A parte belle case con balcone a vetrata, che però ho visto solo a Fisterre, per cui non si può generalizzare, e a parte i depositi di mais che però, benché tipici, non possono definirsi case, non mi rimane in mano niente. Semplicemente, qui ci sono case di tutti i tipi, alcune che ricordano i quartieri novecenteschi di Parigi, altre che ti catapultano dell’Alabama dell’Ottocento, altre ancora che sembra di stare alla periferia di Stoccolma. Non so. Semplicemente nessun criterio. Si passa dalla villetta extralusso modello Riviera Romagnola, con tanto di garage per il Cayenne, alla casa squadrata e un tempo forse grigia, oggi semi diroccata ma ancora abitata da contadini che devono essersi ispirati a Don Camillo e Peppone quando hanno deciso di mettere su casa.

Il quarto, Porto. Con i suoi colori che sanno di mare, i suoi vicoli che ti sembra di sentire un odore di casa, i suoi palazzi che ti lasciano a bocca aperta. Perché ha ancora l’aria di essere in qualche strano modo genuina. E soprattutto perché sembra Parigi sul mare…
Il quinto, la vista mozzafiato sull’oceano. Da Nazaré, ma anche al Guincho. Dune a perdita d’occhio (sabbia a perdita d’occhio…), venticello, oceano sterminato.
Il sesto, la pensioncina di Pedro, a Libsona. E Lisbona.

  • C’è una cosa per cui vado matta, e cioè la colazione al bar. Adoro sedermi al tavolino con un cappuccino e un dolce. A Lisbona ci sono a quanto pare due posti che non potevo fare a meno di mettere sulla lista delle cose da fare una volta arrivata. Il primo è il caffè “A Brasileira”, con la statua di Pessoa seduto a un tavolino. Il caffè in effetti è ottimo, peccato solo per i troppi turisti, così che non c’è posto per goderselo con calma. È un posto da inverno. Il secondo è a Belem, e ho detto tutto. La mattina della partenza, invece di fare colazione a Lisbona, treno per Belem e due pasteis. Ok, ammetto che non è esattamente il posto meno turistico della città, ma non potevo tornare a casa senza averli provati. Un po’ come andare a Barcellona e non vedere la Sagrada Famiglia. Che a ben pensarci io a Barcellona ci sono stata, e la Sagrada Famiglia non l’ho vistata, per cui è un esempio che non regge. Ma in quel caso non c’era in ballo una colazione, non c’è paragone. Comunque, ottimi. Te lo credo che vendono fin dal Giappone per assaggiarli.

Il settimo, il freddo dell’oceano, a Setùbal.
L’ottavo, il bar sulla frontiera con la Spagna, dove ci siamo fermati per una “cenetta” da camionista. Per fortuna che c’erano gli insetti con cui dividere i tre chili di “piatto unico”.
Il nono, Madrid, e dintorni. Toledo, le spade, il medioevo, i mulini di Consuegra, Alcalà che pensavo fosse un paesino e invece…
Il decimo, Pamplona, nonostante tutto. La città in cui tutto è “il preferito di Hemingway”: il bar all’angolo destro della piazza, quello al lato opposto, e perfino il kebab. A scanso di equivoci, è una gran bella cittadina, ma mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, sarà per quella storia dei tori. Non capisco che divertimento ci sia nel farsi incornare. E non capisco il gusto che sta sotto la vendita delle foto degli incornati, a due euro la copia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...