“non avevo capito niente”

Non avevo capito niente.jpg★★★★☆

Strampalate confessioni di un avvocato in crisi: per fortuna non aveva capito niente {Non avevo capito niente} #libroin140

In una parola, la prima che mi viene in mente: divertente. E volendo approfondire un tantino il concetto, ci sarebbe da dire che è un romanzo scritto mirabilmente, di quelli che ti verrebbe voglia di applaudire ad ogni frase, di quelli che ti viene da sorridere mentre leggi. Un monologo teatrale fatto libro. Mi era stato consigliato da un’amica, e devo dire che ero partita un po’ prevenuta su questa idea dello “scrivi come parli”, perché mi aspettavo un mezzo dialetto napoletano, un tantino ostico per una polentona come me. E invece, evidentemente, de Silva scrive come parla ma non parla napoletano. La storia in sé, a dire il vero, non è poi un granché, ma è proprio questo il suo bello, la sfida di rendere interessante una storia quasi banale, tenendoti incollato alle pagine a prescindere dalla curiosità di sapere come va a finire. Che poi, tra l’altro, va a finire in un modo che non mi dispiace affatto, ma questa è un’altra storia. Esistono due categorie di scrittori: quelli che sono in grado di inventare storie che ti tengono col fiato sospeso, chiedendoti da dove l’ha tirata fuori, questa, e quelli che hanno il dono di mettere le parole in fila come perle in una collana, in ordine come colori in un quadro. Ecco, de Silva è uno che potrebbe rendere interessante anche una ricetta di cucina.

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5 pensieri su ““non avevo capito niente”

  1. coccinella ha detto:

    Postilla. Ieri sono andata a curiosare tra le recensioni di aNobii a questo libro, e ho trovato un’osservazione che mi ha fatto riflettere: de Silva tratta in modo superficiale il problema della camorra. A questo punto vorrei aggiungere un commento alle mie prime impressioni. È vero. L’avvocato protagonista del romanzo si trova a difendere un camorrista, e le scenette dello scugnizzo che lo pedina sono da film comico, se non fossero totalmente fuori luogo. Semplicistico, direi. Ma poi mi trovo a pensare che un saggio sulla camorra sarebbe ancora più fuori luogo. È un romanzo leggero, e tale rimane. Certo, in effetti poteva semplicemente non tirare in ballo la camorra, perché quando lo fai uno si aspetta, che so, Saviano.

  2. tiziana ha detto:

    però la camorra è un elemento integrato della vita di ogni napoletano e la capacità di trattare questo argomento con “naturalezza” l’ho trovato un grande elemento di libertà intellettuale. Credo che questo tipo di “letteratura” possa permettersi di non essere necessariamente pedagogica o moraleggiante. Tuttavia il ritratto che De Silva fa della camorra è quanto di più vicino alla realtà di un abitante napoletano, seppure non scandagliato a fondo come in Saviano. Un abitante di Napoli centro si troverà più facimente a contatto con lo scugnizzo teppistello che con i cinesi scaricati al porto dal container di Gomorra.

  3. coccinella ha detto:

    Tiziana! Certo che l’amica sei tu ;)
    Ho ripensato a questa storia della camorra, e sono giunta alla conclusione che, in effetti, non c’è un solo modo di parlare di un argomento. Forse il “si aspetta Saviano” è un po’ forte, anche perché ognuno (soprattutto se conosce l’argomento) può dire quello che vuole, e de Silva fa proprio questo: parla della camorra che lui conosce, nel modo che lui conosce. L’unico appunto era dovuto al fatto che, visto con occhi esterni e ignoranti in materia, sembra un po’ troppo “macchietta”, e rischia di sminuire il problema a scenetta da film di second’ordine. Che poi la camorra di tutti i giorni sia quella, e non quella dei cinesi, è indubbio. Solo, fa strano leggerne in modo così leggero.
    E tornando a noi, che libro mi consigli, ora? ;)

  4. tiziana ha detto:

    Coccinella sei grande!!! Bah uno letto di recente che mi ha colpito e’ “Molto forte, incredibilmente vicino” di J.S. Foer, lo stesso autore di “Ogni cosa e’ illuminata”, da cui era stato tratto l’omonimo film. Non so se possa piacerti, ma sarei curiosa di leggere i tuoi commenti acuti. ciao ciao
    Tizi

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