sshhh

notte. di corsa, in macchina. il finestrino abbassato, quel poco che basta per sentire le cicale. uno scialle, indosso solo la sottoveste. l’aria che ti si attorciglia intorno alle gambe, e poi su fino alla vita, a solleticarti i fianchi… l’aria della notte, nera, fresca carezza. un campo. uno qualunque, in fondo. seduti su una panca, a parlare con la notte, ad ascoltarla, le stelle e le luci della città, laggiù. solo il fresco della notte, il respiro delle piante addormentate, sotto i piedi nudi la rugiada, e il solletico dei trifogli. in lontananza, abbastanza da non rompere quella magia, una macchina rientra verso casa. sembra casa, estate, ponticello e passeggiate solitarie, una campagna diversa, ma sempre uguale. pace. come un bambino che dorme, pugni chiusi.

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