mare d’inverno, solo con il blu del cielo

passeggiare lungo il molo, con le dita che ancora sanno di pesce, chissà poi perché non danno quelle bustine a forma di stella di mare, con le salviettine al limone… passeggiare, guardare una strana barca bulgara, trainata o trainante, entrare nel porto di marina di ravenna. chissà poi che ci fanno i bulgari quaggiù… sempre che fossero bulgari, in effetti. come quel cartone animato che guardava sempre mio fratello. una barchetta legata con una corda ad un grande transatlantico. questo sarà anche molto meno romantico, ma insomma l’idea è quella. e poi c’è la luna, chi l’avrebbe mai detto. nemmeno l’avevo vista, e un dito puntato a guardare il cielo blu, che strano il cielo blu di febbraio, ma ora l’ho capito che quando il dito punta il cielo, nino, bisogna guardare il cielo e non il dito. luna. chiara, come se si vergognasse di starsene lì, come se avesse paura di non poterci stare. come se fosse venuta, solo un attimo, a controllare che tutto andasse bene. tutto bene, grazie. nemmeno in un film avrebbero potuto fare di meglio, mettere insieme una giornata di sole, una fresca aria di quasi primavera, un buon pranzo e una strana euforia che sembrava quasi di poter chiacchierare con quel pescatore, peccato se ne sia andato via, con il suo cane. pazienza, ci accontenteremo di ricordarlo così, curvo sotto il peso degli anni, con le mani dure e callose e il passo dondolante di chi, in fondo, non ci sa camminare, sulla terraferma.

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