racconti

la parigi mai vista

la campagna che separava montmartre da parigi parve meno estesa dall’ultima volta che avevano fatto visita a claire. sembrava che nuove case dai camini rossi ancora privi di fuliggine si fossero spinte dalla butte fino a valle e che la città si fosse protesa per andare loro incontro. (s. vreeland)

aprì gli occhi, e si ritrovò in un mondo che non credeva di conoscere. si era addormentata pensando a quanto sarebbe stato difficile, il giorno dopo, andare alla fac con lo sciopero della metro e tutto il resto. oggi, carte orange non evocava altro che la spessa carta colorata che avvolge la baguette della signora céline, giù alla bottega. una lunga gonna di lana marrone, una semplice maglia nera e un mantello spesso e ruvido. capelli raccolti, come al solito, e al collo una semplice catenina di metallo. uscì nel freddo della strada e si incamminò verso il mercato, per la spesa quotidiana. due parole con la fruttivendola, e poi un saluto a céline. poverina, con quell’influenza, e questo freddo. in effetti, anche lei si sentiva un po’ strana, era come se sapesse esattamente come comportarsi, nonostante non fosse il suo mondo. o magari era solo il naso chiuso. ma era esattamente quello che ci voleva, svegliarsi una mattina a parigi e scoprire un mondo tutto nuovo, un mondo che non credeva di poter vedere. un mondo che nessuno avrebbe mai più rivisto.

ecco, questa è la cosa che più mi manca, in fondo. non il non aver potuto vedere la parigi d’antan, ma il non aver avuto modo di scoprirne tutte le tracce. ho paura che un mattone, un angolo di strada rimasto intatto da allora, mi sia sfuggito. anche se, in fin dei conti, tutto quello che ricordo è di essere andata in giro per le stradine del centro cercando di cancellare auto, zainetti colorati e mcdonald. e in fondo, parigi è una città nella quale questo strano esercizio della mente è abbastanza facile da fare. forse, l’unica città al mondo in cui sia veramente possibile sentirsi in un posto fuori dal tempo. ma non è quello che cercavo. quello che mi manca, è affacciarmi dalla terrazza del sacré coeur e vedere solo colline, a perdita d’occhio, e parigi laggiù. cancellare tutti quegli splendidi tetti d’ardesia e i camini, tutti simili, infiniti.

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