“Kitchen” (B. Yoshimoto)

Kitchen.jpg★★★☆☆

E’ una settimana che tutto sembra portarmi qui. Il consiglio di una amica, un articolo su un giornale, e poi il fatto di trovarlo qui, inaspettato, che mi osserva con quell’aria da “Beh, non hai niente da leggere, questo weekend, e io sono qui ad annoiarmi, vedi tu…”. E così siamo qui, all’ultima pagina del romanzo forse più famoso di una scrittrice di cui si parla molto ma che non avevo mai letto.  Un libro che in realtà sembrano più due lunghi racconti, molto simili, molto tristi, e con quell’aria da paesaggio giapponese visto dalla finestra di una camera silenziosa e spoglia. E forse è colpa dei miei occhi non a mandorla, se il linguaggio mi sembra un po’ così, se la scrittura a tratti scorre e a tratti meno. Avrei dovuto forse leggerlo con gli indici appoggiati alle tempie, involontariamente tirando un po’ all’insù nella speranza di sentirmi un po’ meno occidentale, almeno per cinque minuti…
Ma c’è una frase che da sola vale tutto il libro, e che è esattamente l’immagine che ho in mente in questo momento: “Il tempo scorreva trasparente, silenzioso, goccia a goccia, accompagnato dal rumore della penna“.

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