illusioni

parigi. metropolitana. ora di punta. ancora due fermate e si scende. ancora due fermate e si sale. fino alla luce del sole, prima che scompaia dietro i tetti delle case. prima che regali a questa fetta di mondo un’altra scena da film. comignoli, che nemmeno gli aristogatti. tetti di ardesia. finestre dalle quali ti aspetti sempre di vedere un poeta, un pittore che si affaccia incuriosito da un piccione affamato. e invece niente. una madre, due bambini che urlano, un vecchio sperduto. un paio di vasi di fiori, tanto per creare atmosfera… e il sole che si abbassa lentamente, in un cielo del color del tramonto. quello vero, si intende. ancora due fermate e ci toccherà renderci conto che in realtà non siamo in un film. parigi è così… ti illude di essere come un quadro, o un vecchio film… e invece, inesorabilmente, ti rendi conto di quanto sia reale, squallida, a volte perfino puzzolente… ti rendi conto, per forza, di quel fiume di gente che ti strattona sulle scale, di quell’immenso mondo indifferente che ti scivola addosso, ti urta, ti ignora… se solo quei due occhi potessero salvarmi. se solo potessero capire quanto mi sento sperduta, in questo mare, di quanto avrei bisogno di una mano, di un sorriso, di un cattivissimo caffè bevuto in un buio bistrot del marais. due dita che ti sfiorano. uno sguardo incuriosito. chissà se potrà capitare di rivederci, domani sera magari… all’ora di punta. due fermate prima del tramonto.

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