l’oggetto del desiderio

Ho perso il conto.

Sono qui che cerco di fare mente locale, ma visto che le dita delle mani non mi bastano più la cosa diventa abbastanza complicata. Il fatto è che tra regali, acquisti, vendite e sostituzioni questa storia sta diventando un’epopea.

Allora. Per prima, c’è stata quella comprata con i primi soldi guadagnati facendo da baby sitter ai bimbi di Paolo e Anna. Che, tra parentesi, è andata in pensione proprio quest’anno, dopo tredici anni di onorato servizio. Poi, c’è stata la minuscola borsetta portafoglio, per la ricreazione al liceo (vorrai mica andare al bar dell’ITIS con le mille lire per la pizzetta in tasca?). E fin qui anche la cronologia è facile. Da questo momento in poi diventa un po’ complicata, e devo affidarmi alle foto e ai ricordi. C’è stata la borsetta a tracolla con la taschina esterna, per le serate al pub in quel di Forlì. ne sono sicura perché è lì, immortalata nella foto della laurea dell’Ale, quando potevo permettermi di portare i pantaloni di lana due taglie in meno. Qualche tempo dopo è arrivata la valigetta professionalissima, regalo di laurea (vedi, cosa succede ad avere gli zii fiorentini?). E poi, in ordine sparso, i due portafogli, che si alternano con regolare cadenza semestrale, il portamonete che ora è stato promosso porta macchina fotografica, il porta-non-ho-mai-capito-cosa-ma-io-ci-ho-messo-dentro-la-moleskine, la borsetta con la chiusura come quella delle nonne, e il portamonete (all’occasione anche porta mouse) regalato da papà, che non a caso l’ha sempre detto che sono le migliori.

Per ultima, fino a ieri, Lei. La tracolla perfetta per i viaggi, cercata per anni e alla fine trovata in un negozio di Como, mentre facevo shopping con Louise. Lei, che mi ha accompagnato a Roma, a Dublino, a Stoccolma, in ufficio e al mare. Lei che non posso fare a meno di pensare che sia stata disegnata apposta per me, e per la mia Moleskine.

E ora, finalmente, ho trovato la sua compagna perfetta. Perché a volte, in una borsa, devi metterci dentro qualcosa di più di una serie infinita di sogni. Ci sono i libri, la bottiglietta d’acqua, l’agenda dell’ufficio, e per la sera il maglioncino di cotone.

Forlì, sabato mattina. A colpo sicuro nel negozio che prima era sotto casa mia. “Vorrei una The Bridge, grande e morbida”. L’uomo dietro al banco, ovviamente, si illumina. Lo sapevo, anche lui è uno di noi. Cintura, portafoglio, agenda, portachiavi, per elencare solo quello che a colpo d’occhio sono riuscita a catturare, perché abbandonati accanto alla cassa. Si gira, e dall’ultimo scaffale in legno del negozio prende Lei.
Eccola.
Tutto il resto, le altre che miseramente cercavano di farsi vedere, anche quelle delle collezioni nuove (“Ma signorina, non gliele tiro nemmeno fuori perché, ci siamo capiti, la The Bridge è questa. Colore quattordici, le altre sono roba per turisti”). Io lo ascolto appena.

Benvenuta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...