neve, improvvisa

nevica, ancora. mezzo metro di bianchi fiocchi, ancora non violentati dalle auto, beffardamente bloccate nel loro letto di bianco abbraccio. qualche vecchietto si ostina a lottare contro il freddo, con una pala nelle mani rosse. i bambini, come sempre, a rincorrersi nel giardino dietro casa, improvvisati soldati di ventura a combattere contro muti fantasmi. una finestra. una macchina. un motorino. quella buffa bicicletta tutta ricoperta da uno spesso strato di neve. colpita. la neve crolla al suolo, ricoprendo un povero cagnolino. il padrone, colpevole, che lo riporta in casa, a dormire sotto al termosifone della cucina. sembra di sentire le grida della mamma, arrabbiata con l’incoscienza del figlio, scocciata per il suo forzato esilio in casa. televisione e parole crociate. e il desiderio di poter essere incosciente, anche lei, come il figlio. o, al massimo, matta come quel piccolo batuffolo di cotone bianco, nonostante il freddo. almeno, ora si gode il caldo delle mattonelle di marmo, attraversate da invisibili tubi amici. come quando, da piccola, si stendeva sotto l’albero di natale, lasciando il freddo fuori, guardando le luci e i colori di quella fantasia da cartone animato, con i piedi ben incollati al termosifone.

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