pensieri, viaggi

diário de viagem em portugal

Partenza, giovedì. La macchina stracarica, il cane addormentato tra i piedi, e l’atlante stradale d’Europa a portata di mano, perché il navigatore non conosce ancora le strade, qui ad ovest. Una sosta in Francia, e una in Spagna. Arrivo in Portogallo sabato sera. Tutto come previsto, tabella di marcia rispettata quasi al minuto. Nel mezzo, un giapponese da asporto in un tristissimo ristorante di periferia. La strana storia dello “Scusate il disagio” italiano, che viene tradotto quasi letteralmente in Spagna e Portogallo, ma che in Francia diventa come per incanto “Merci de votre compréhension”. Altrimenti detto: non mi scuso per il disagio, ma ti ringrazio di averlo accettato. Se poi non comprendi, sono un po’ fatti tuoi. Sempre lì nel mezzo, cenone di Capodanno a Madrid, bevendo Lambrusco. Bianco. I dodici rintocchi della Mezzanotte, e i dodici acini d’uva, che hanno dovuto rallentare i secondi per scongiurare il rischio di soffocamento.

Due mila e cinquecento chilometri dopo, e venticinque ore di viaggio dopo, inizia il diario del mio viaggio a Lisbona. Un nuovo inizio. Un nuovo nome per il blog, per adeguarmi agli usi e costumi locali.

Lisbona.

Che mi ha accolto con la nebbia. Forse per rendermi meno duro il distacco. Avranno pensato di farmi sentire a casa. Il nuovo lavoro. E dalla finestra del mio ufficio si vede la statua del Cristo. O meglio, si sarebbe dovuta vedere. In realtà, con la nebbia di ieri, si vedeva solo la base, insieme alla metà inferiore del ponte e alle ruote delle auto che lo attraversavano. Il resto, immerso in una nuvola tagliata in due dal volo dei gabbiani.

I gabbiani.

Che insieme all’odore degli aghi di pino sono il biglietto da visita del mare. Qui di pini non ce ne sono molti, sarà per via dell’Oceano. Niente odore di aghi di pino. E quindi rimangono solo i gabbiani, a svolazzare lì fuori.

E la città.

La vita in città, dopo quasi tre anni di paesini. Centri commerciali, eventi culturali (dei quali la metà inaccessibili, vista la lingua, ma comunque), e persone. Le persone, in giro, per strada. Sui vagoni del treno, nei bar. L’odore dello smog, lo sporco della strada, la confusione dei tram e degli autobus, l’anonimato della folla.

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4 thoughts on “diário de viagem em portugal”

  1. Lisbona?!?!
    Ci son stata 3 anni fa e me ne sono innamorata….il tram, la maioliche, il cibo, la vita notturna, l’acquario, i palazzi, le chiese, i giardini….bellissima!

    Morale della favola ti sei fregata con le tua mani…verrò a trovarti e tu non potrai farci nulla!!!ahahahaha

  2. C’era chi, vedendovi partire, era più preoccupato per i piedi addormentati accanto al cane, che del cane addormetato tra i piedi…

  3. e brava giorgia! un po’ ti invidio, lo sai…fare i bagagli e partire verso nuovi inizi…stupendissimo! e grazie al tuo blog mi trasferirò un pochino anch’io :DD
    e mi raccomando, fai dei sopraluoghi per capire se in futuro il franchising bookbank potrà espandersi ;)))
    baci

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