“Le scarpe rosse” (J. Harris)

Le scarpe rosse.jpg★★☆☆☆

Per il mio viaggio attraverso un continente mi sono scelta qualcosa di leggero. Un libro da leggere in poltrona accanto all’albero di Natale. Solo che ci ricasco sempre, con questa storia dei sequel. Con la differenza, questa volta, che di Chocolat ho visto il film, ma non ho mai letto il libro. E quindi tutto quel bel discorso sul “bello, questo, ma mi piaceva di più la magia immaginata di Chocolat, quella magia che non è fatta di incantesimi, ma di ricette, di tradizioni, di odori e di sentimenti” crolla, così. Perché non posso sapere se c’era, tutto questo, nel primo libro, ed è stato messo da parte nella versione cinematografica (a questo proposito, se qualcuno volesse illuminarmi al riguardo, grazie). Ma fatto sta che qui sta il punto: la storia è lì, profumata e calda come una cioccolata, e ti vien voglia di viverla, questa vita in una cioccolateria di Montmartre. Solo che poi salta fuori questa storia degli incantesimi, che rovina tutto, che porta tutto troppo oltre il limite del “potrebbe essere quasi magia”. Pazienza, come si suol dire. Mi tengo le descrizioni e le atmosfere, e l’immagine di Roux con gli occhi di Johnny Depp (e mi spiace, ma questo non so che in più, al film, dobbiamo proprio riconoscerglielo).

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