pensieri

noblesse oblige

Viaggiando tutti i giorni sullo stesso treno, il rischio e’ quello di incontrare sempre le stesse facce. In realta’ la cosa mi interessa relativamente, visto che la mia principale attivita’ da pendolare consiste nel tenere gli occhi incollati alle pagine di un libro o, come in effetti e molto meno romanticamente avviene, al mio e-book reader. Per cui i miei contatti con la popolazione autoctona portoghese avviene, a esagerare, nei due minuti che passano da quando arrivo in stazione a quando salgo sul treno.

A destra, sempre li’, accanto al tabellone degli orari, tre signore, mezza eta’, sicuramente insegnanti. Scuola media, o come si chiama da queste parti. Piu’ in la’, sotto la pensilina per ripararsi da non so cosa, un tizio imbacuccato come se fosse gennaio in Italia, e invece ci sono quindici gradi. Mi fa pena pensare a cosa possa immaginare di indossare, che so?, la notte di capodanno a Stoccolma. Una signora bassa e tracagnotta che non fa altro, tutte le sante mattine, che urlare qualcosa di incomprensibile a qualcuno, dentro il suo minuscolo cellulare. Cellulare che, per la cronaca, prima di primavera finisce sulle rotaie, sotto del rapido per Cascais.

Da un paio di mattine c’e’ anche lei. Giovane, diciamo vent’anni. Studentessa universitaria, in medicina o biologia, a giudicare dai geroglifici che studia. Capelli lunghi, lineamenti vagamente orientaleggianti, bella che nel mezzo di questa eterogenea umanita’ stona quasi. Ecco, una cosa che mi fa andare in bestia. Perche’ non posso incantarmi a guardare i bei ragazzi come tutte le trentenni di questo mondo? E invece no, io mi incanto sulle donne. Su quelle portatrici sane di una grazia invidiabile, e invidiata. Come faranno mai, mi chiedo, ad essere cosi’? Negli anni dell’adolescenza pensavo che fosse un trucco della televisione, questa storia della pelle liscia e della grazia. Una cosa che nemmeno Audrey Hepburn, appena alzata dal letto. Magra consolazione, per tirarmi su il morale davanti allo specchio. Poi uno cresce, e si rende conto che esistono davvero. C’e’ poco da fare. Esistono, e prendono il treno con te, la mattina.

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4 thoughts on “noblesse oblige”

  1. però “quelle portatrici sane di una grazia invidiabile” non ti fanno stare bene? Non ti migliorano la giornata? Voglio dire…non ti danno un pizzico di serenità, di bellezza?

    1. Quando ho riletto il post mi sono resa conto che suonava un po’ troppo lagnoso, più di quanto non dovesse essere. In realtà è come dici tu, mettono una gran serenità addosso :)

    1. Mah, questo è un treno particolare, è quasi una metropolitana. E non c’è paragone con i treni pendolari italiani. Arriva in orario, ogni 5 minuti nell’ora di punta…

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