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oeiras

C’è voluto più di un mese per trovare il tempo di farmi un giretto in centro, tanto per capire in che posto mi sono trasferita a vivere. Perché con questa storia di Lisbona a due passi, alla fine ci si riduce a non essere mai andati dietro l’angolo. Per questo, stamattina, visto che non piove, ho inaugurato le mie colazioni al bar. Passeggiata, colazione, rientro. Un perfetto sabato mattina, insomma.

La prima cosa che ho capito di Oeiras è che il centro è in salita, anche qui.
La seconda, che i giardinetti dei bambini sono recintati.
La terza, che c’è un mercato proprio qui vicino, con il macellaio, il pescivendolo, il fruttivendolo, l’immancabile fioraio e anche i negozietti vendi-tutto, con il detersivo per i pavimenti accanto ai biscotti al cioccolato.
La quarta, che il bar dove ci siamo fermati a fare colazione fa il cappuccino. Quasi perfetto, e comunque utile alla causa “non perdiamo le buone vecchie abitudini”.
La quinta, che ci sono un sacco di case da ristrutturare, nel caso.
La sesta, che per arrivare in centro si attraversa un parco che sembra Parco della Vittoria a Forlì, anche se non ci sono i conigli.
La settima, che i pompieri qui hanno la caserma in un palazzo come gli altri, a un passo dalla chiesa.
L’ottava, da dove viene il profumo di carne grigliata che sentiamo sempre quando andiamo al supermercato.
La nona, che c’è la raccolta differenziata.
La decima, che non è proprio niente male. Oeiras, intendo.

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