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estremadura

Complici i primi ospiti nel nuovo Ostello di casa Coccinella, lo scorso fine settimana abbiamo inaugurato le gite fuori porta, come veri turisti. Prima tappa, Estremadura.

La prima cosa che mi viene in mente se penso all’Estremadura è che ci vivo e non lo sapevo. Voglio dire, non sapevo dell’esistenza di un’Estremadura portoghese.
La seconda, il festival del cioccolato, per caso, a Obidos.
La terza, le sue case bianche bordate di giallo e azzurro.
La quarta, il pranzo a Peniche, al ristorante “Sardinha”, con il cameriere che, al momento di sparecchiare, nota nel piatto di papà le uova di sardina. Scuote la testa, prende le posate, pulisce le uova, le condisce, e porge la forchetta a papà. Mo’, mangia.
La quinta, il castello di Leiria, con la chiesa senza tetto e tre bigliettai all’ingresso, perché questa è la regione con il più alto tasso di occupazione di tutto il Paese.
La sesta, la domenica pomeriggio al Guincho, che sembra agosto.
La settima, il lato nascosto di Belem, con il monastero fatto di pizzo.
L’ottava, Sintra e il suo palazzo chiuso di mercoledì. Visto che la gita a Sintra era prevista per mercoledì, è saltata. Da ricordarselo per la prossima volta.
La nona, il palazzo reale di Queluz invaso dalle gite scolastiche, con le guide vestite da damigelle del Settecento, e le maestre con i grembiuli come i bambini.
La decima, il fatto che ho inaugurato la stagione dei sandali. Per essere metà Marzo, non è niente male.

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