“La casa degli spiriti” (I. Allende)

La casa degli spiriti.jpg★★★☆☆

Ci sono due scuole di pensiero. Quelli che dicono che prima di avventurarsi nella narrativa occorre aver assaggiato, gustato e digerito una buona dose di letteratura. E poi ci sono io, che per abitudine o pigrizia non distinguo tra le due categorie, e leggo più o meno quello che mi capita a tiro. Solo che ora che sono arrivata a trent’anni mi sento un po’ in colpa con me stessa, per essermi privata di alcuni classici talmente classici da non poter essere ignorati del tutto. E quindi eccoci qui, al secondo esperimento. Ma arrivati al dunque, cosa dire di un pilastro della letteratura mondiale come questo? Perché non c’è dubbio, la storia è di quelle che ti rimangono dentro,che fra anni ancora mi ricorderò di Férula, e che Pedro Terzo García non doveva essere niente male, e mi ricorderò senza dubbio anche delle lacrime che ho versato al funerale del Poeta.

E poi c’è il piacere della lettura in se’, e su questo avrei un po’ da ridire, a costo di attirare ire e sberleffi. E qui tornano le due scuole di pensiero. Quelli che dicono che lo scopo è leggere, ed io che dico che lo scopo è provare piacere nel leggere. Ecco, questo libro l’ho letto, mi sono emozionata, ho provato rabbia e frustrazione, speranza e compassione, ma non posso dire di averlo “gustato”.

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