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“Il valzer lento delle tartarughe” (K. Pancol)

il valzer lento delle tartarughe.jpg★★★☆☆

Eccolo qui. Finito. Cinquecento e passa pagine, due notti insonni per cercare di arrivare alla fine, un’ustione sul braccio destro perché mi sono dimenticata di spostarlo sotto l’ombrellone. D’altra parte, ero troppo curiosa di sapere che fine ha fatto Antoine, e se è davvero morto sbranato da un coccodrillo, se Hortense riuscirà a diventare un po’ più umana della nonna e della zia, se Josephine riuscirà a trovare l’amore, e soprattutto cosa c’entrano le tartarughe in tutto questo. Appassionante, volendolo condensare in una parola. Perché ha questa capacità di far appassionare il lettore ai personaggi e alle loro vicende, pur essendo un romanzo “da spiaggia” (ma voi state attenti al sole delle due di pomeriggio, non fate come me). Un solo neo, a voler proprio essere onesti: è che io proprio non amo le derive “surreali” in un romanzo che non lo è. Se si parla del delirante teatro di Malaussène, accetto qualunque cosa, ma qui Junior l’avrei lasciato in mezzo ai suoi pannolini puzzolenti e ai biberon, senza tirare in ballo chissà che (e qui mi fermo, se no vi svelo troppo!).

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