sulla spiaggia

svegliarsi come da un lungo viaggio nel fondo del mare. svegliarsi e ritrovarsi, stanca e bagnata, sulla riva sabbiosa di un mare sterminato. svegliarsi e ricordare, chiaramente, di essere stata, per un istante, nel fondo di quel mare. trascinata sul fondo da una corrente, che mi accarezza la pelle, sale dalla punta dei piedi su, fino alle gambe, fino ai fianchi, fino alle spalle, fino ai capelli che lenti si muovono intorno a me. trascinata come in un’infinita danza con le onde, senza peso, senza suoni, senza colori che non siano quella debole luce lassù. trascinata come una ballerina d’acqua, divento anche io corrente, che arrotolandosi su se stessa scende sempre più in fondo, fino a sfiorare le morbide alghe che come verde lenzuolo vorrebbero accogliermi in un sonno senza sogni. e invece, all’improvviso, risalire. con un brivido freddo lungo la schiena, ritrovarsi a poter respirare, finalmente, un po’ d’aria. rimanere lì, sdraiata sull’acqua, con il filo dell’orizzonte che si muove su e giù, più o meno a metà dei miei fianchi. sentire il filo dell’acqua che sale, che mi copre le orecchie per un solo istante, che mi solletica le spalle. e poi ritornare a riva, ondeggiando sotto il pelo dell’acqua, senza respirare, senza pensare, senza nemmeno sapere come si fa, a nuotare così. finché, esausta, non riapro gli occhi. e mi ritrovo, accecata dal sole, stesa sulla riva, la sabbia incollata alla pelle, i capelli ancora bagnati, il respiro che non vuole tornare.

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