è primavera – svegliatevi sposine

Lo so, è un post lungo.
E per di più parla di matrimoni.

Quindi, se non vi interessa il genere, passate oltre.
Ci vediamo alla prossima.

Qualche tempo fa discutevo con un’amica a proposito di matrimoni. Tutto è partito dal fatto che mi sono irritata (eufemismo) quando ha detto che in Italia non ci si sposa perché non ci sono i soldi. Questa è una di quelle scuse che proprio non mando giù nemmeno per buona creanza (come diceva nonna).

Allora, chiariamo: “sposarsi” non costa più di una cena al ristorante per due.
E su questo punto non accetto repliche.

Al che l’amica cambia strategia, e conclude che il fatto è che è inevitabile venire risucchiati dalla macchina infernale che si mette in moto quando decidi di convolare a nozze.

Ah! Ma allora sono i fiori, il fotografo, il vestito, le partecipazioni, il ristorante che costano.
Non sposarsi.

Comunque, da qui la conversazione è passata alla descrizione della suddetta macchina infernale. La mia teoria è che è possibile organizzare un matrimonio in grande stile in un paio di mesi, nonostante quello che si sente dire in giro. Ovviamente, la reazione dell’amica è stata: “impossibile!”, il che dimostra solo che non mi conosce abbastanza bene.

E così è nato questo mini vademecum in dieci punti, ad uso e consumo delle future spose, che potranno usarlo come ariete per sfondare le resistenze di mamme e suocere in assetto da guerra fin dal primo appuntamento con il papabile pretendente. E soprattutto ad uso e consumo mio, per quando comincerò ad invecchiare e a dimenticare.

Punto uno. La “location”, come la chiamano gli addetti ai lavori. Un Comune dotato di una sala abbastanza capiente da accogliere un centinaio di persone. Tra l’altro, pare che in quel di Bobbio non si sia mai vista una tal concentrazione di pubblico per un matrimonio civile – e a dimostrazione di ciò nella maggior parte delle foto si vedono gli assessori curiosi affacciati alla porta della sala.

Punto due. Gli invitati. I parenti stretti (e no: la zia dell’ex marito della vicina di casa della fioraia che ha fatto il bouquet di nozze della cugina della cognata di mamma non è parente stretta) e uno stuolo di amici da ogni parte del mondo. Compresi tre dall’altra sponda dell’Atlantico, che son pur sempre soddisfazioni.

Punto tre. Il dress code. Vista la temperatura non proprio estiva ci siamo limitati ad informare i gentili ospiti che non avremmo tollerato sguardi stanchi causa mal di piedi o febbri da cavallo causa sandaletti di strass. E quindi jeans e maglietta per tutti. Il padre della sposa a dire il vero aveva la cravatta. Per le foto, credo.

Lo sposo, per dare l’esempio, si è presentato in jeans, scarpe da ginnastica e giacca sportiva sopra a un maglioncino con cappuccio. Credo che compreso nel prezzo ci fosse il mezzo infarto della nonna, che non ha avuto nemmeno la soddisfazione di vedere il nipote vestito “come si deve”.

La sposa si è fatta cucire un paio di pantaloni grigi e un top bianco, sul modello della famosa stilista emergente della maison “Coccinella Haute Couture“. Il padre della sposa ha poi prevenuto il rischio polmonite con un mini poncho grigio intonato alle scarpe, che nemmeno a farlo apposta.

Punto quattro. Trucco e parrucco. E qui riprenderei, tanto per far capire l’atmosfera, un vecchio post dedicato all’argomento. E per quanto riguarda il parrucco, per fortuna esistono ancora parrucchiere ragionevoli: venerdì pomeriggio taglio e colore, sabato mattina ritocco e lacca a profusione, tanto per dare una mano all’ambiente. Ovviamente da lei, mica in casa che c’è già fin troppa confusione.

Punto cinque. Il bouquet. Questa è la parte che mi piace di più. Non amando particolarmente i fiori recisi, ho chiesto alle mie amiche più care di portare ciascuna una rosa rossa finta – nemmeno a farlo apposta, tutte diverse: una di perline, una di seta, una di raso, una di carta… E mentre io mi vestivo e truccavo, hanno composto il più bel bouquet mai visto.

Punto sei. Fiori e addobbi. Sul tavolo degli sposi, un centrotavola di rose rosse, regalo di papà. Ecco, questo è quanto.

Punto sette. Banchetti e libagioni. Il venerdì sera appuntamento per un “aperitivo coi nubendi”, gentilmente offerto dalle consuocere e dai consuoceri che hanno spadellato tutto il giorno. E il sabato, dopo la cerimonia, tutti in trattoriacucina tradizionale piacentina e una splendida torta, tutta ricoperta di scaglie di cioccolato bianco e, in un angolo, un paio di boccioli di rosa rossi (tanto per rimanere in tema). Niente posti assegnati, per favorire nuove amicizie e  soprattutto per evitare a noi l’inutile fatica di scegliere improbabili abbinamenti.

Punto otto. La bomboniera. Dovete sapere che nella provincia di Piacenza è tradizione bere il vino rosso in uno scodellino di ceramica. Ma visto che l’osteria non ne aveva abbastanza per tutti, abbiamo deciso di regalarlo noi, debitamente personalizzato con frase ad effetto. Lo usi durante il pranzo, e poi te lo intaschi. Soddisfazione tra i cleptomani. Il classico sacchetto dei confetti è stato rimpiazzato da un tovagliolo di carta annodato in casa con della rafia (lunghi pomeriggi di passione, lo so), e riempito di zuccherini colorati e caramelle alla menta, di quelle che i nonni ci regalavano da bambini. Il bigliettino, infine: mini biglietti con una foto degli sposi insieme a bimba Rucola (per i curiosi, ordinati qui).

Punto nove. Fotografie e filmini. Fotografo non pervenuto (perché non invitato, c’è da dire a sua discolpa). Ma agli invitati è stato chiesto di fare quante più fotografie possibile. Alla fine ne sono venute fuori alcune meravigliose, altre buffissime, altre inaspettate. A gratis.

Punto dieci. Le partecipazioni. Ovviamente fatte a mano, al computer. E mandate via mail. Condite da istruzioni per l’uso e mappa per non perdersi. Per i parenti, causa scarsa propensione all’uso della mail, è stata fatta un’eccezione: stampate e ripiegate per bene. Indirizzo scritto a mano da coccinella-amanuense su delle simpatiche buste anticate (nel senso di vecchie) trovate in un angolo di una tabaccheria d’anteguerra che svende tutto causa chiusura imminente.

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4 pensieri su “è primavera – svegliatevi sposine

  1. mariantonietta ha detto:

    bellissimo racconto. solo che posso capire la tua amica, che magari è più tradizionalista (ci vuole poco, eh? :D) e pensa a un matrimonio tradizionale. detto questo la bomboniera mi piace un sacco. sono curiosa di sapere se è stata personalizzata per ogni invitato o se erano personalizzate per l’occasione.
    no perché c’è chi si complica la vita e personalizza le partecipazioni una ad una -.-‘ scrivendole e stampandole in proprio…

    • coccinella ha detto:

      ah no no, personalizzate una volta per tutte (e per tutti)!! :)
      riguardo il tradizionalista, hai perfettamente ragione – forse non sono stata chiara io. l’amica in questione prescindeva dalla chiesa e da tutto il resto, e sosteneva che in ogni caso, tradizione o no, ci sarebbero voluti mesi di preparazione, migliaia di euro, infinite decisioni da prendere e soprattutto decine di “ah questo non si puo’ non fare!”- io sostengo solo che, volendo ovviamente!, si puo’ ;)

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