dieci giorni

Dieci giorni mi sembrano un tempo sufficientemente lungo per tirare le fila della mia vita a Bruxelles.

Per dire che abbiamo trovato una casa che esiste davvero. Che, avendo firmato il contratto dal Portogallo con una tizia presunta agente immobiliare, poteva anche non essere scontata, come conclusione.

Per dire che l’ho definita presunta agente immobiliare perché si dà il caso che una vera agente immobiliare avrebbe avuto l’accortezza di comunicare ai futuri padroni di casa che i futuri inquilini sono tre, e uno è peloso e abbaia. Mica che arrivi dopo mille chilometri e ti senti dire “eh ma il cane non era previsto, noi non so… il pavimento ha 120 anni…”.

Per dire che il bagno, invece, lui, ancora non esiste. Doveva essere pronto per il primo agosto, poi per la fine della settimana scorsa, e poi da venerdì il padrone di casa non fa altro che dirci che “domani è tutto pronto”. Al che non so se sentirmi presa per il culo sul serio, o solo per gioco. Ma tanto il wc è in cucina, e ha persino un lavandinino (ino) per lavarsi le mani, e poi possiamo usare la doccia del piano di sotto quindi tranquilli, non puzziamo più del solito.

Per dire che il nostro giardino ci piace sempre di più, a tutti e tre, e quindi va bene così.

Per dire che non vedo l’ora che arrivino tutti i nostri scatoloni dal Portogallo, così posso cominciare a mettere ordine nella mia vita e soprattutto posso organizzare una cena di “inaugurazione casa” come si deve.

Per dire che ho scoperto che il mercatino del mercoledì sera, quello con le piadinare e il marocchino e il vietnamita e il giapponese e tutti gli altri, quello che ci si va per un aperitivo e pare che tutta Bruxelles si ritrovi lì, ecco: è a cinque minuti a piedi da casa. Nemmeno il tempo di bagnarsi, in caso di pioggia.

Per dire che sulla strada per tornare a casa abbiamo conosciuto Rachid, un tunisino che cucina couscous. E io che ingenua gli chiedo se ha un menu da asporto.
“Menu? Quale menu? Faccio couscous. Quanti siete? Due?”
“Non so, non è per ora, volevo solo sapere… magari abbiamo ospiti…”
“Bene, allora ecco il numero. Tu mi dici quanti siete e io te lo preparo.”
“Ma lo fa anche vegetariano?”
“E certo. Io ci metto sette verdure nel couscous. Sette. Poi quando vieni a prenderlo porta due casseruole. Due.”
“Ok.”
“E chiamami solo quando hai fame. Molta fame.”
A me sembra di buon auspicio, non so voi.

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7 pensieri su “dieci giorni

  1. j ha detto:

    Esattamente in che modo un cane di 12 chili dovrebbe preoccupare un pavimento che ha resistito per 120 anni a ben altri stress?

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