“Appennino di sangue” (F. Guccini, L. Macchiavelli)

Appennino di sangue.jpg★★★★☆

Come se avessi fatto un viaggio nella storia, in una zona dell’Italia che mi sembra di riconoscere. Certo, per una che ascolta Guccini come ascoltava suo nonno, da piccola, non ci si puó aspettare molto di meno. Insomma, sembra veramente di avere accanto un nonno (va bene, due) che ti racconta una storia tramandata di generazione in generazione, raccontata nel calore delle stalle, poi la sera una volta spenta la radio, poi di sfuggita ai nipotini apparentemente troppo impegnati con i videogiochi. Una favola di paese, che si intreccia con storie di guerra, politica, amore, e odio. Belle e struggenti come solo le favole di paese sanno essere.

Postilla. Una cosa sola, a margine. Un sassolino che mi é rimasto nella scarpa. Loriano, Francesco… ma questo Santovito non é un po’ troppo “camilleresco”? Montalbano lasciatelo dov’é, la prossima volta. E anche Catarella, che “personalmente di persona” piú che un omaggio a un grande scrittore a me é sembrata un po’ una macchietta…

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