“La piramide di fango” (A. Camilleri)

La piramide di fango.jpg★★★★☆

L’impressione che Montalbano stesse invecchiando l’avevo già avuta in “Una lama di luce”, e già allora mi aveva infastidito quest’uomo diventato troppo sentimentale, meno brillante, più insicuro. Certo, c’è da dire che bisogna dare atto a Camilleri di aver saputo “invecchiare” un personaggio, che a vent’anni dalla sua nascita dimostra appunto, mese più mese meno, vent’anni di più. Comunque, a parte questo la trama come sempre regge, l’indagine scorre e si rischia di fare notte per finirlo. Certo, non posso dire che sia il mio preferito (e infatti aspetto con ansia la riedizione dei primi romanzi per rileggermeli quest’estate), forse perché ormai certi passaggi sono più prevedibili, ma insomma.

Un’ultima cosa, a chi l’ha letto: ma non sembra anche a voi che il linguaggio sia cambiato, che sia meno scorrevole, più difficile? O forse sono io ad essere un po’ arrugginita?

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