“Per legge superiore” (G. Fontana)

Per legge superiore★★☆☆☆

Se dovessi descrivere questo libro con un solo aggettivo direi “insipido”. Volendo approfondire un po’ la questione, direi che sembra il compito a casa di uno studente alle prese con un corso di scrittura dal titolo “Come scrivere un buon romanzo in dieci mosse”. Italiano, dieci: il libro scorre, si legge in poche ore, nessun ostacolo. Idea, buona: leggendo la quarta di copertina mi aspettavo un libro magistrale, appassionato e appassionante. Titolo, azzeccatissimo nella sua ambiguità. Risultato (e qui casca l’asino), insipido: senza emozione, senza colore (ma si potrà, che per farmi capire che una cosa è bella devi proprio scrivere che è bella?), con molti luoghi comuni e qualche personaggio che non si capisce come sia finito impigliato tra le pagine. Sembra una di quelle opere prime con tanto potenziale, con un autore giovane e coraggioso, ma pubblicato nella settimana di ferie dell’editor di Sellerio.

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