libri

“La corsara”

★★☆☆☆
Un libro che vuole regalarci un ritratto completo e appassionato di Natalia Ginzburg, e del suo mondo. Peccato che il risultato finale assomigli più ad un libro di testo o una tesi di laurea, e il piacere della lettura si perda per strada.

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libri

“Non ditelo allo scrittore”

★★★★★
Uno splendido capitolo di una saga che parla di una donna “strana”, un ispettore affascinante (come farne a meno), amiche speciali e soprattutto libri. Scritto in un modo che ad ogni frase ti lascia a bocca aperta. Imperdibile.

pensieri

Settembre, andiamo, è tempo di cambiare

Settembre è il mese dei buoni propositi. Più infido e illusorio di gennaio, c’è da riconoscerglielo – complice anche il fatto che dopo una manciata di settimane è già Natale, e si possono spazzare via le promesse in nome di un rinnovato slancio “in vista del nuovo anno”. Il mio buon proposito di quest’anno, al netto dei soliti poco convincenti impegni per combattere i rotolini e la stanchezza, è smettere di truccarmi.

Perché dopo un mese d’estate il ritorno al mascara mi ha provocato solo una fastidiosa irritazione.
Perché non vado mai in tivvù, e la pelle lucida posso pure tenermela.
Perché se è vero che un po’ di kajal evidenzia gli occhi dietro a questi fondi di bottiglia che chiamano occhiali, è pur vero che al primo stropicciamento divento un poco elegante panda dallo sguardo perso in una fastidiosa nebbia.
Perché dopo qualche settimana senza impiastri vari ci sono sempre meno imperfezioni da nascondere.
Perché quando ho chiesto a mio marito se stessi proprio male senza trucco, mi ha detto che non vede nemmeno la differenza.
Perché non riesco a trovare nemmeno un “perché sì”.
Perché a pensarci bene è la cosa più inutile e fastidiosa che ancora mi rimane da eliminare dalla mia routine quotidiana dopo il ferro da stiro e Facebook.

Postilla.
Lo smalto per ora lo tengo.
Un po’ come Twitter.

pensieri

Di identità, culture e case

(pensieri buttati giù un po’ alla rinfusa dopo aver letto un post di Concita de Gregorio)

Fino a poco tempo fa il mio mantra era “mai sia, che i miei figli non studino Manzoni!”. Poi ho cominciato ad osservarli un po’, questi miei figli, il grande che tifa Belgio ai mondiali ma che ora è in spiaggia in Romagna, il piccolo che canta le canzoni in francese e dice byebye per salutare gli amichetti stranieri all’asilo. E mi dico che, forse, basta solo allargare l’orizzonte. Loro sono un po’ italiani, e un po’ belgi. Sono Europei, e dell’Europa prendono un po’ quello che vogliono. Leggeranno Manzoni, a scuola o a casa, sapranno anche chi è Baudolino, probabilmente. Decideranno loro se sentirsi più italiani o più belgi (o forse “expat a Bruxelles”, che è ancora un’altra cosa). Considereranno normale la diversità e la complessità, creeranno una nuova identità e un posto che loro possano chiamare casa.

Che poi, a pensarci bene, è la stessa storia che ho vissuto io. Io che sono un po’ emiliana e un po’ salentina, che capisco il dialetto della bassa e ho nostalgia dei pasticciotti, ma che in fondo, se me lo chiedi, sono italiana.