“Le otto montagne”

★★★★☆

Io non lo so se è per il suo stile, semplice ma mai banale, che questo libro è già stato definito un classico. Se è per il tema universale della crescita di un figlio da bambino a uomo, e del suo rapporto con il padre e con gli amici, se è per le descrizioni di queste montagne silenziose ed eterne, se è per la calma che ti assale a leggere la ritualità di questi gesti antichi, se è per il richiamo a “chi va e chi resta” (tema a cui sono particolarmente sensibile). E non so nemmeno se definirlo un classico non sia un po’ prematuro. Fatto sta che è un gran bel libro.

“La teologia del cinghiale”

★☆la-teologia-del-cinghiale☆☆☆

Mi sono letta un po’ di recensioni, prima di iniziare questo libro, perché volevo capire se si trattava di un libro serio, o di una storia psichedelica ai limiti della sopportazione per un lettore sobrio come la copertina lasciava presupporre. Pare si tratti di un libro serio. Pare che abbia ricevuto un sacco di premi. E pare pure che sia scritto in un modo talmente originale da meritare encomi a destra e a manca. Riguardo l’originalità della scrittura, confermo: è talmente originale che mi sono arenata a pagina 40, stremata dai continui inserimenti in sardo. Sarà anche un capolavoro, ma perché devi farmi fare tutta ‘sta fatica?!

“Orfani bianchi”

orfani-bianchi★★★★☆

Un libro che è uno schiaffo in faccia, di quelli che arrivi alla fine con il pacchetto di fazzoletti accanto e un nodo alla gola che servono giorni per fartelo andare giù. Con l’aggravante che Manzini scrive in un modo che ti sembra di leggere un romanzo tutto sommato leggero, che ti scorre tra le dita in poche ore – ma se solo ti fermi un attimo a prendere fiato ti rendi conto di quanta cruda e feroce realtà ci sia tra quelle righe. Sembra una commedia, una favola moderna, una storia di riscatto sociale e di vittoria dei buoni sentimenti sulle brutture della vita – solo che invece no. La vita a volte è brutta e basta.

“La testa perduta di Damasceno Monteiro”

la-testa-perduta-di-damasceno-monteiro★★★☆☆

Un’inchiesta, un inviato di un giornale portoghese, un avvocato delle cause probabilmente perse. L’autorità, il potere della divisa, la tortura, il potere della stampa contro la prevedibilità della cosiddetta giustizia. In queste poche pagine c’è tutto quello che serve per una denuncia sociale letterariamente impeccabile – un romanzo che più che per la storia va ricordato per quanto ci fa riflettere sul mondo in cui viviamo, perché non è detto che il Portogallo di ieri non possa essere l’Italia (o qualunque altro Paese) di oggi. Un po’ troppo lento per i miei gusti – ma probabilmente sono io che in questo periodo non ho la concentrazione necessaria per godermelo.

“I bastardi di Pizzofalcone”

i-bastardi-di-pizzofalcone★★★★☆

Sono stata a lungo indecisa se dare 3 o 4 stelline a questo romanzo, e ammetto che un bel contributo alla quarta stellina viene da Gassmann in versione Lojacono – ma questa è un’altra storia. Un bel romanzo che si merita a pieno titolo un posto nella lista di “romanzi seriali” in terra italiana, oltre che nella mia libreria, dopo Montalbano, Schiavone e Monterossi. Una squadra investigativa, con tante storie che corrono parallele e arricchiscono la trama – perché c’è da dirlo, la novità non sta tanto nel giallo della storia ma nel suo svolgimento corale, e nella capacità di de Giovanni di mettere in scena non un investigatore, ma un’intera squadra. Inutile dire che avrei proprio voglia di vedere come crescono, questi qui.

“Rumore bianco”

rumore-bianco★★★★☆

Dopo un inizio un po’ difficile (mea culpa – non si può pretendere di leggere come si deve tra un biberon e un pannolino, pare), questo romanzo svela tutta la sua forza: con uno stile ironico e sarcastico DeLillo tratteggia le paure, le paranoie, le contraddizioni della società a lui contemporanea. Ho riempito un paio di pagine di diario con citazioni e appunti, perché di lezioni di vita come questa ne ho lette poche, recentemente. Splendida e di grande attualità la seconda parte, con la tragicomica reazione di questa “famiglia bene” alla notizia dell’incidente, e con le mille paranoie scaturite dalla paura della morte: ho scoperto di essere una Babette fatta e finita, non fosse, a dire il vero, per il fatto che io non mi metterei mai a correre su e giù per la scalinata di uno stadio.

“Le entusiasmanti avventure…”

le-entusiasmanti-avventure★★☆☆☆

Questo libro è esattamente quello che io definisco un libro “boh”. Ironico, surreale, demenziale nelle pagine di destra (quelle firmate Sio, che si riconferma un toccasana per la mente), a volte “di troppo” nelle pagine di sinistra, che vorrebbero fare da sceneggiatura al fumetto (che se ne sta a destra, appunto) e che vengono riprese alla lettera (quindi, Sio docet, con risultati oltre il limite del paradossale) nel fumetto. Simpatico, allegro, divertente – ma a tratti fastidioso come quando ti spiegano le barzellette.