“La testa perduta di Damasceno Monteiro” (A. Tabucchi)

la-testa-perduta-di-damasceno-monteiro★★★☆☆

Un’inchiesta, un inviato di un giornale portoghese, un avvocato delle cause probabilmente perse. L’autorità, il potere della divisa, la tortura, il potere della stampa contro la prevedibilità della cosiddetta giustizia. In queste poche pagine c’è tutto quello che serve per una denuncia sociale letterariamente impeccabile – un romanzo che più che per la storia va ricordato per quanto ci fa riflettere sul mondo in cui viviamo, perché non è detto che il Portogallo di ieri non possa essere l’Italia (o qualunque altro Paese) di oggi. Un po’ troppo lento per i miei gusti – ma probabilmente sono io che in questo periodo non ho la concentrazione necessaria per godermelo.

“I bastardi di Pizzofalcone” (M. de Giovanni)

i-bastardi-di-pizzofalcone★★★★☆

Sono stata a lungo indecisa se dare 3 o 4 stelline a questo romanzo, e ammetto che un bel contributo alla quarta stellina viene da Gassmann in versione Lojacono – ma questa è un’altra storia. Un bel romanzo che si merita a pieno titolo un posto nella lista di “romanzi seriali” in terra italiana, oltre che nella mia libreria, dopo Montalbano, Schiavone e Monterossi. Una squadra investigativa, con tante storie che corrono parallele e arricchiscono la trama – perché c’è da dirlo, la novità non sta tanto nel giallo della storia ma nel suo svolgimento corale, e nella capacità di de Giovanni di mettere in scena non un investigatore, ma un’intera squadra. Inutile dire che avrei proprio voglia di vedere come crescono, questi qui.

“Rumore bianco” (D. DeLillo)

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Dopo un inizio un po’ difficile (mea culpa – non si può pretendere di leggere come si deve tra un biberon e un pannolino, pare), questo romanzo svela tutta la sua forza: con uno stile ironico e sarcastico DeLillo tratteggia le paure, le paranoie, le contraddizioni della società a lui contemporanea. Ho riempito un paio di pagine di diario con citazioni e appunti, perché di lezioni di vita come questa ne ho lette poche, recentemente. Splendida e di grande attualità la seconda parte, con la tragicomica reazione di questa “famiglia bene” alla notizia dell’incidente, e con le mille paranoie scaturite dalla paura della morte: ho scoperto di essere una Babette fatta e finita, non fosse, a dire il vero, per il fatto che io non mi metterei mai a correre su e giù per la scalinata di uno stadio.

“Le entusiasmanti avventure…” (Sio, T. Faraci)

le-entusiasmanti-avventure★★☆☆☆

Questo libro è esattamente quello che io definisco un libro “boh”. Ironico, surreale, demenziale nelle pagine di destra (quelle firmate Sio, che si riconferma un toccasana per la mente), a volte “di troppo” nelle pagine di sinistra, che vorrebbero fare da sceneggiatura al fumetto (che se ne sta a destra, appunto) e che vengono riprese alla lettera (quindi, Sio docet, con risultati oltre il limite del paradossale) nel fumetto. Simpatico, allegro, divertente – ma a tratti fastidioso come quando ti spiegano le barzellette.

“Il cappotto della macellaia” (L. C. Lorenzo)

il-cappotto-della-macellaia★★★☆☆

Un libro che ha dalla sua una storia da raccontare e uno stile leggero, perfetto per un weekend di relax, magari sulla spiaggia. Una di quelle storie che sarebbero perfette da raccontare ai figli come favole della buonanotte (e, non a caso, pare che sia in effetti tratto da una storia vera raccontata all’autrice dalla madre), e che delle favole ha quei personaggi un po’ surreali e quel pizzico di follia che ti spinge a stropicciarti gli occhi, per cercare di capire se è tutto vero, o dove sta lo scherzo. Però, nonostante tutto, mi è rimasto “un po’ così”, come un racconto che si è montato la testa ed è voluto diventar romanzo.

“Il sentiero dei nidi di ragno” (I. Calvino)

il-sentiero-dei-nidi-di-ragno★★★★★

Tempo fa, reduce da una sonora ubriacatura che mi aveva intristito più di quanto volessi concedermi, mi presi una pausa dai romanzi sulla seconda guerra mondiale, sui ghetti, sulla lotta partigiana. E così questo romanzo finì nella “lista del prima o poi”, passando poi per vari motivi in una sorta di dimenticatoio. Ma Calvino non merita limbi né purgatori: quindi eccomi qui, con alle spalle una notte insonne a seguire la storia di Pin, che si muove tra le trame della Storia come il bambino che è, riuscendo allo stesso tempo a farci intuire il peso e la gravità della sua storia e di quella di chi incrocia il suo cammino. Un romanzo d’esordio che in realtà sembra avere già una sua maturità, un suo mondo compiuto e perfetto come quelli che sa creare Calvino.

“Il gatto che leggeva alla rovescia” (L. Jackson Brown)

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Bah. Questo è uno di quei libri che starebbero bene travestiti da serie tv in filtro seppia, à la Jessica Fletcher, ma che sulla carta mancano di velocità, attrattiva, suspence. Bella l’atmosfera, resa ottimamente soprattutto nella parte dedicata al bizzarro critico d’arte e al suo gatto, ma non è bastata a farne una lettura piacevole. La giustificazione che, essendo un romanzo ormai datato, avrebbe alcuni accorgimenti narrativi prevedibili e banali per un lettore dei giorni nostri non sta in piedi. Conan Doyle è ben più datato e nonostante tutto ti tiene incollato alle pagine…