“Le entusiasmanti avventure…”

le-entusiasmanti-avventure★★☆☆☆

Questo libro è esattamente quello che io definisco un libro “boh”. Ironico, surreale, demenziale nelle pagine di destra (quelle firmate Sio, che si riconferma un toccasana per la mente), a volte “di troppo” nelle pagine di sinistra, che vorrebbero fare da sceneggiatura al fumetto (che se ne sta a destra, appunto) e che vengono riprese alla lettera (quindi, Sio docet, con risultati oltre il limite del paradossale) nel fumetto. Simpatico, allegro, divertente – ma a tratti fastidioso come quando ti spiegano le barzellette.

“Il cappotto della macellaia”

il-cappotto-della-macellaia★★★☆☆

Un libro che ha dalla sua una storia da raccontare e uno stile leggero, perfetto per un weekend di relax, magari sulla spiaggia. Una di quelle storie che sarebbero perfette da raccontare ai figli come favole della buonanotte (e, non a caso, pare che sia in effetti tratto da una storia vera raccontata all’autrice dalla madre), e che delle favole ha quei personaggi un po’ surreali e quel pizzico di follia che ti spinge a stropicciarti gli occhi, per cercare di capire se è tutto vero, o dove sta lo scherzo. Però, nonostante tutto, mi è rimasto “un po’ così”, come un racconto che si è montato la testa ed è voluto diventar romanzo.

“Il sentiero dei nidi di ragno”

il-sentiero-dei-nidi-di-ragno★★★★★

Tempo fa, reduce da una sonora ubriacatura che mi aveva intristito più di quanto volessi concedermi, mi presi una pausa dai romanzi sulla seconda guerra mondiale, sui ghetti, sulla lotta partigiana. E così questo romanzo finì nella “lista del prima o poi”, passando poi per vari motivi in una sorta di dimenticatoio. Ma Calvino non merita limbi né purgatori: quindi eccomi qui, con alle spalle una notte insonne a seguire la storia di Pin, che si muove tra le trame della Storia come il bambino che è, riuscendo allo stesso tempo a farci intuire il peso e la gravità della sua storia e di quella di chi incrocia il suo cammino. Un romanzo d’esordio che in realtà sembra avere già una sua maturità, un suo mondo compiuto e perfetto come quelli che sa creare Calvino.

“Il gatto che leggeva alla rovescia”

il-gatto-che-leggeva-alla-rovescia★★☆☆☆

Bah. Questo è uno di quei libri che starebbero bene travestiti da serie tv in filtro seppia, à la Jessica Fletcher, ma che sulla carta mancano di velocità, attrattiva, suspence. Bella l’atmosfera, resa ottimamente soprattutto nella parte dedicata al bizzarro critico d’arte e al suo gatto, ma non è bastata a farne una lettura piacevole. La giustificazione che, essendo un romanzo ormai datato, avrebbe alcuni accorgimenti narrativi prevedibili e banali per un lettore dei giorni nostri non sta in piedi. Conan Doyle è ben più datato e nonostante tutto ti tiene incollato alle pagine…

“Il grande Gatsby”

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Un libro che ricordo di aver letto almeno tre volte nella mia vita, sempre in cerca di cosa ci fosse di tanto straordinario e sempre delusa dal non trovarci sostanzialmente niente di memorabile. Poi, complice un gruppo di lettura della mia libreria preferita, eccolo lì, talmente evidente da non capire com’è che non ci fossi arrivata prima. In una manciata di pagine c’è tutto un mondo, tutto lo sfavillante e rutilante sogno americano, e tutta la sua drammatica fine. C’è l’amore, la devozione, l’ammirazione, lo sperpero, le tradizioni, la speranza, la morte, e personaggi talmente contraddittori da volerli prendere a schiaffi – basterebbe solo questo a farne un capolavoro dell’arte di scrivere.

“Ogni cosa è illuminata”

ognicosaeilluminata★★★★☆

Questo è quel che si chiama partire con il piede sbagliato. Mi sono arenata per giorni senza riuscire ad andare oltre la cinquantesima pagina – colpa della strampalata e sgrammaticata scrittura di Alex, che mi ha costretto ad estenuanti riletture di ogni singola frase. Che poi, a dirla tutta, questo registro volutamente buffo e sgrammaticato è proprio quello che alla fine salva il libro, insieme alla descrizione della storia di Trachimbrod. Al contrario, la storia non mi ha entusiasmato più di tanto, né il finale-non-finale… Insomma, una riuscita opera prima, in grado di raccontare in modo superbo una pagina terribile della storia, ma per essere un capolavoro mi sa che manca qualcosa.

Vecchie abitudini

Ogni tanto mi prende il momento “si stava meglio quando si stava peggio”: e quando non c’era tutto questo traffico, e quando c’era il tempo di sedersi a guardarsi negli occhi, e quando a scuola si sudava sui libri, e quando ancora le notizie si leggevano sui giornali e non su Twitter, e quando vuoi mettere la Smemo con Facebook? Cose così.

Ecco,oggi è uno di quei momenti. Ho ritrovato una scatola di biglietti d’auguri, vecchie lettere e cartoline. Fogli ingialliti dal tempo, ricordi di giorni in cui bastava la calligrafia con cui era scritto l’indirizzo per farci venire un tuffo al cuore.

Mia cugina e la nostra pluriennale indispensabile corrispondenza.
La migliore amica degli anni del liceo con i suoi biglietti d’auguri che erano in realtà lunghissime lettere, e mi scriveva anche se abitava a venti metri da me e ci vedevamo tutti i giorni.
Gli amici conosciuti durante quell’estate del novantotto, a Parigi, compresa lei che se n’è andata troppo presto e lui che ogni volta cambiava il nome del mittente, Asdrubale,Venanzio, Berengario, Egisto, Petronio Ernesto, Astolfo Gioacchino Melchiorre, Panurgo Venceslao Tibaldo.
Le amiche di penna del mare e quelle per imparare l’inglese e il francese.
Persino qualche ragazzetto che ora mi vien da sorridere a pensare che abbia trovato il tempo di scrivere una lettera, imbustarla, andare in tabaccheria, comprare un francobollo e spedire un paio di pagine di tutto sommato niente, io sto bene, sono stato a scuola, l’anno prossimo torniamo al mare lì, e tu come stai.

E così ho pensato che questa storia del trovare il tempo per scrivere, costruire un pezzo di mondo da spedire, fisicamente, a migliaia di chilometri di distanza, con un foglio di carta da lettere color avorio o una pagina strappata da un quaderno a righe, una busta con i fiori disegnati, un francobollo – ecco, questa è una cosa che era meglio – ma molto meglio – prima.