“Vita di Nullo”

★★★★☆

La Bassa. Gli amici. I ricordi. Ritrovarsi, al bar – dove, se no? – anche se Nullo non c’è. Aspettare. La vita. {Vita di Nullo} #libroin140

Ecco un perfetto esempio di racconto in grado di “riportarti a casa”. Sarà che vivo all’estero e un po’ di nostalgia è d’obbligo, sarà che Marani parla di mondi a me conosciuti, storie simili a quelle che qualcuno, prima o poi, nella mia famiglia, ha raccontato, ma il risultato è impeccabile: uno spaccato d’Italia di qualche anno fa, un quadro ambientato tra la nebbia della Bassa, con l’odore della nafta del motore parcheggiato di fronte al bar del paese e di sottofondo il rumore del cucchiaino che scandisce il tempo nella tazzina da caffè, come una lancetta in grado di riportarti indietro nel tempo.

“Le otto montagne”

★★★★☆

Un bambino diventa uomo, gesti rituali di montagne silenziose ed eterne, rapporti indissolubili {Le otto montagne} #libroin140

Io non lo so se è per il suo stile, semplice ma mai banale, che questo libro è già stato definito un classico. Se è per il tema universale della crescita di un figlio da bambino a uomo, e del suo rapporto con il padre e con gli amici, se è per le descrizioni di queste montagne silenziose ed eterne, se è per la calma che ti assale a leggere la ritualità di questi gesti antichi, se è per il richiamo a “chi va e chi resta” (tema a cui sono particolarmente sensibile). E non so nemmeno se definirlo un classico non sia un po’ prematuro. Fatto sta che è un gran bel libro.

E voi ce l’avete, un mentore?

Questa mattina, mentre allattavo bimbodue e cercavo di bere un caffè senza rovesciarglielo addosso, ho guardato un TEDtalk – niente di eclatante, a dire il vero, ma con due punti interessanti. Uno – scegliete un certo numero di libri e aggrappatevici come ancore di salvezza, nella vita (Tai Lopez dice 150, mi sembra un numero ragionevole, ora ci ragiono su). E due – sceglietevi dei mentori, e seguiteli.

Ora, dovete sapere che in questo periodo sono abbastanza sensibile a questa storia dei mentori. Un po’ perché sono arrivata ad un punto di non ritorno, su certe cose, e la mia vita ha bisogno di una svolta, e un po’ perché a volte capitano momenti così, in cui persino il marito con le sue scoperte notturne e gli strani algoritmi di Facebook si coalizzano per suggerirti nuove strade (uno su tutti: Simon Sinek, che me lo sto studiando come un libro di scuola, perché ho l’impressione che ci sia molto da imparare, da quelle parti).

Al momento, ho una rosa di mentori più o meno inconsapevoli, che spio da lontano che nemmeno uno stalker professionista, e che pian piano mi stanno aiutando a rimettermi in sesto.

C’è un amico, che vive lontano e mi ha insegnato, tra le altre cose, che quella storia che l’amicizia tra uomo e donna non esiste è una cagata pazzesca – e che ogni volta che lo leggo mi ricorda che esistono dei rami secchi, nella vita, e delle radici, e che bisogna curare le radici, anche quando non si vedono, e non i rami. E c’è Nancy, il mio faro, che quando la guardo mi dico “Ecco, questo è quello che voglio essere” (a proposito, fatevi un regalo: andate a dare un’occhiata al suo sito). Ora, per tornare al problema principale della mia vita attuale, mi manca solo un mentore in cucina (perché Leemann è inarrivabile, mannaggia a lui) – ma ci sto lavorando.

E voi ce l’avete, un mentore?

“La teologia del cinghiale”

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Una storia fuori dalle righe, a metà tra l’italiano e il sardo – ma che fatica! {La teologia del cinghiale} #libroin140

Mi sono letta un po’ di recensioni, prima di iniziare questo libro, perché volevo capire se si trattava di un libro serio, o di una storia psichedelica ai limiti della sopportazione per un lettore sobrio come la copertina lasciava presupporre. Pare si tratti di un libro serio. Pare che abbia ricevuto un sacco di premi. E pare pure che sia scritto in un modo talmente originale da meritare encomi a destra e a manca. Riguardo l’originalità della scrittura, confermo: è talmente originale che mi sono arenata a pagina 40, stremata dai continui inserimenti in sardo. Sarà anche un capolavoro, ma perché devi farmi fare tutta ‘sta fatica?!

“Orfani bianchi”

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Una madre che lotta nella cruda e feroce realtà dell’Italia di oggi, e suo figlio, laggiù {Orfani bianchi} #libroin140

Un libro che è uno schiaffo in faccia, di quelli che arrivi alla fine con il pacchetto di fazzoletti accanto e un nodo alla gola che servono giorni per fartelo andare giù. Con l’aggravante che Manzini scrive in un modo che ti sembra di leggere un romanzo tutto sommato leggero, che ti scorre tra le dita in poche ore – ma se solo ti fermi un attimo a prendere fiato ti rendi conto di quanta cruda e feroce realtà ci sia tra quelle righe. Sembra una commedia, una favola moderna, una storia di riscatto sociale e di vittoria dei buoni sentimenti sulle brutture della vita – solo che invece no. La vita a volte è brutta e basta.

“La testa perduta di Damasceno Monteiro”

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Un’inchiesta, un giornalista, un avvocato delle cause probabilmente perse. {La testa perduta di Damasceno Monteiro} #libroin140

Un’inchiesta, un inviato di un giornale portoghese, un avvocato delle cause probabilmente perse. L’autorità, il potere della divisa, la tortura, il potere della stampa contro la prevedibilità della cosiddetta giustizia. In queste poche pagine c’è tutto quello che serve per una denuncia sociale letterariamente impeccabile – un romanzo che più che per la storia va ricordato per quanto ci fa riflettere sul mondo in cui viviamo, perché non è detto che il Portogallo di ieri non possa essere l’Italia (o qualunque altro Paese) di oggi. Un po’ troppo lento per i miei gusti – ma probabilmente sono io che in questo periodo non ho la concentrazione necessaria per godermelo.

“I bastardi di Pizzofalcone”

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Un commissariato allo sbando, una nuova squadra, con qualche segreto e niente da perdere. {I bastardi di Pizzofalcone} #libroin140

Sono stata a lungo indecisa se dare 3 o 4 stelline a questo romanzo, e ammetto che un bel contributo alla quarta stellina viene da Gassmann in versione Lojacono – ma questa è un’altra storia. Un bel romanzo che si merita a pieno titolo un posto nella lista di “romanzi seriali” in terra italiana, oltre che nella mia libreria, dopo Montalbano, Schiavone e Monterossi. Una squadra investigativa, con tante storie che corrono parallele e arricchiscono la trama – perché c’è da dirlo, la novità non sta tanto nel giallo della storia ma nel suo svolgimento corale, e nella capacità di de Giovanni di mettere in scena non un investigatore, ma un’intera squadra. Inutile dire che avrei proprio voglia di vedere come crescono, questi qui.