“Le quaranta porte”

Le quaranta porte.jpg★★☆☆☆

Un po’ romanzo storico, un po’ Coelho, e un po’ manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi – bastava il primo. {Le 40 porte} #libroin140

Un libro costruito sul fortunato espediente narrativo delle storie “parallele ma anche no”, e che tutto sommato vale la pena leggere quanto meno per il racconto della storia di Rumi – ma in fondo non so. Forse è per quel tanto, troppo?, spiritualismo à la Coelho, che personalmente trovo un po’ smelenso. Nel complesso mi è sembrato una poco armonica e tutto sommato inutile fusione tra un romanzo storico, il Manuale del guerriero della luce, un po’ di lacrime da Colpa delle stelle e un manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi… Bastava uno solo dei quattro. Possibilmente il primo.

“La tristezza ha il sonno leggero”

★★★☆☆

#SpoilerAlert Che poi, io tifavo Arianna. {La tristezza ha il sonno leggero} #libroin140

Un romanzo intimo, appassionante, che ti porta a riflettere sui rapporti familiari, sull’idea di felicità, sull’amore in tutte le sue varianti. Un libro che è anche un bellissimo arcobaleno di citazioni e spunti di riflessione, scritto come vorrei che fossero scritti tutti i libri da portarmi in viaggio, nei primi weekend di primavera. L’unica pecca è che, forse per colpa del pessimo tempismo delle mie letture, mi ricorda troppo “Atti osceni in luogo privato” – e nel confronto secondo me ci perde un po’…

“Stoner”

★★★★★

Com’è possibile rendere straordinaria una vita come tante? Un uomo comune, che si colora di indispensabile poesia. {Stoner} #libroin140

Questo capolavoro mi ha tenuta sveglia tutta notte – e ancora non ho capito come abbia fatto Williams a rendere così interessante e avvincente la storia tutto sommato banale di un professore universitario che più che a un genio somiglia a un nerd un po’ sfigato. Eppure così è: la storia scorre veloce, e tutto il mondo intorno scompare per lasciarti vivere la vita di Stoner. E alla fine ti ritrovi a pensare non solo che è un libro che vale la pena leggere, ma che parla di una vita che nonostante tutto vale la pena vivere.

“I giovedì della signora Giulia”

★★★☆☆

Un giallo color seppia, una storia da serata sul divano, e un finale davvero a sorpresa. {I giovedì della signora Giulia} #libroin140

Un giallo che ha la rassicurante lentezza di uno sceneggiato in bianco e nero, di quelli di una volta, con il commissario in cappotto e cappello, magari con la pipa in bocca. Un giallo che è anche il racconto di un mondo che non c’è più, con le sue ville, i giardinieri e le signore che prendono il treno per far visita alla figlia che si è trasferita nella grande città e che, come si conviene a una signorina rispettabile, alloggia in convento. Un giallo che è soprattutto una sorpresa, che ti lascia con un inevitabile sorriso proprio all’ultima pagina.

“Vita di Nullo”

★★★★☆

La Bassa. Gli amici. I ricordi. Ritrovarsi, al bar – dove, se no? – anche se Nullo non c’è. Aspettare. La vita. {Vita di Nullo} #libroin140

Ecco un perfetto esempio di racconto in grado di “riportarti a casa”. Sarà che vivo all’estero e un po’ di nostalgia è d’obbligo, sarà che Marani parla di mondi a me conosciuti, storie simili a quelle che qualcuno, prima o poi, nella mia famiglia, ha raccontato, ma il risultato è impeccabile: uno spaccato d’Italia di qualche anno fa, un quadro ambientato tra la nebbia della Bassa, con l’odore della nafta del motore parcheggiato di fronte al bar del paese e di sottofondo il rumore del cucchiaino che scandisce il tempo nella tazzina da caffè, come una lancetta in grado di riportarti indietro nel tempo.

“Le otto montagne”

★★★★☆

Un bambino diventa uomo, gesti rituali di montagne silenziose ed eterne, rapporti indissolubili {Le otto montagne} #libroin140

Io non lo so se è per il suo stile, semplice ma mai banale, che questo libro è già stato definito un classico. Se è per il tema universale della crescita di un figlio da bambino a uomo, e del suo rapporto con il padre e con gli amici, se è per le descrizioni di queste montagne silenziose ed eterne, se è per la calma che ti assale a leggere la ritualità di questi gesti antichi, se è per il richiamo a “chi va e chi resta” (tema a cui sono particolarmente sensibile). E non so nemmeno se definirlo un classico non sia un po’ prematuro. Fatto sta che è un gran bel libro.

E voi ce l’avete, un mentore?

Questa mattina, mentre allattavo bimbodue e cercavo di bere un caffè senza rovesciarglielo addosso, ho guardato un TEDtalk – niente di eclatante, a dire il vero, ma con due punti interessanti. Uno – scegliete un certo numero di libri e aggrappatevici come ancore di salvezza, nella vita (Tai Lopez dice 150, mi sembra un numero ragionevole, ora ci ragiono su). E due – sceglietevi dei mentori, e seguiteli.

Ora, dovete sapere che in questo periodo sono abbastanza sensibile a questa storia dei mentori. Un po’ perché sono arrivata ad un punto di non ritorno, su certe cose, e la mia vita ha bisogno di una svolta, e un po’ perché a volte capitano momenti così, in cui persino il marito con le sue scoperte notturne e gli strani algoritmi di Facebook si coalizzano per suggerirti nuove strade (uno su tutti: Simon Sinek, che me lo sto studiando come un libro di scuola, perché ho l’impressione che ci sia molto da imparare, da quelle parti).

Al momento, ho una rosa di mentori più o meno inconsapevoli, che spio da lontano che nemmeno uno stalker professionista, e che pian piano mi stanno aiutando a rimettermi in sesto.

C’è un amico, che vive lontano e mi ha insegnato, tra le altre cose, che quella storia che l’amicizia tra uomo e donna non esiste è una cagata pazzesca – e che ogni volta che lo leggo mi ricorda che esistono dei rami secchi, nella vita, e delle radici, e che bisogna curare le radici, anche quando non si vedono, e non i rami. E c’è Nancy, il mio faro, che quando la guardo mi dico “Ecco, questo è quello che voglio essere” (a proposito, fatevi un regalo: andate a dare un’occhiata al suo sito). Ora, per tornare al problema principale della mia vita attuale, mi manca solo un mentore in cucina (perché Leemann è inarrivabile, mannaggia a lui) – ma ci sto lavorando.

E voi ce l’avete, un mentore?