“Mattatoio n. 5” (K. Vonnegut)

Mattatoio n 5.jpg★★★★☆

E’ un libro invernale, perché parla di guerra. E nella mia testa, le grandi guerre si sono combattute d’inverno, le trincee sono piene di neve, e gli scarponi dei soldati incrostati di fango. Non che non sia peggio, sotto certi aspetti, perché è pur vero che è un libro a tratti ironico e delirante, ma alla fine ti crolla addosso come un macigno, con tutta la sofferenza che si porta dietro. Perché Kurt ci prova, lui, a non farti stare troppo male. Ci prova in tutti i modi, a risparmiarti il dolore che ha vissuto lui, sotto le macerie di Dresda, ma devono essere cose che passano lo stesso, attraverso le fessure delle parole. E se fuori non c’è nemmeno il sole, a consolarti un po’, c’è il rischio di rimanere con un po’ di tristezza addosso.

“La libreria del buon romanzo” (L. Cossé)

La libreria del buon romanzo.jpg★★★☆☆

E’ da quest’estate che Cossé mi aspetta paziente sul comodino. E vorrei ben vedere, dopo che per averlo ho mobilitato tutte le librerie di Lido di Classe. Ieri sera finalmente sono arrivata all’ultima pagina, dopo averlo iniziato e abbandonato per tre volte al terzo capitolo. Il problema è che, benché la storia possa ingolosire ogni amante dei libri e delle librerie, benché ci siano descrizioni e situazioni che ti fanno sperare che da qualche parte del mondo esista, una libreria così, il problema è, dicevo, che non scorre. Si fa fatica ad andare avanti, a capire chi sta parlando, a mantenere il filo. E si arriva alla fine con la sensazione che manchi qualcosa. Forse è solo un problema di traduzione, ma fatto sta che mi dà l’impressione di essere uno di quei libri di cui basterebbe leggere alcune pagine, come nelle antologie di quando andavo a scuola.

“Il sapore dei semi di mela” (K. Hagena)

Il sapore dei semi di mela.jpg★★★☆☆

Come si suol dire, meglio tardi che mai. Era da troppo tempo che volevo leggere questo libro, da quando ne avevo sentito parlare qui. E finalmente sono riuscita ad aggiudicarmi quella che sembra essere l’unica copia della biblioteca. E per non rischiare di non riuscire a finirlo in tempo, ieri notte ho fatto l’una per finirlo. Da un certo punto di vista, tutta questa fretta è stata controproducente, e così mi sono ritrovata a leggere un libro “invernale” in estate. Il che in un certo senso è paradossale, perché in effetti il libro non parla dell’inverno. Ma, sarà la storia delle mele, fatto sta che questo libro profuma d’inverno. O al massimo d’autunno. E’ un libro che lo leggi, e ti senti catapultato in un giardino profumato di spezie, e ti sembra quasi di sentire sulle gambe il fresco dell’aria che vive nelle vecchie stanze di una grande casa di famiglia ormai quasi abbandonata. Ecco cos’ha di bello: è un libro fisico. Le descrizioni degli odori, dei sapori, dei colori, ma anche dei tessuti, sono così perfette che ti sembra di essere lì. Senti il profumo del prezzemolo, il sapore delle mele, il colore del lago all’alba, e il fruscio della gonna sulle gambe nude…

“I terribili segreti di Maxwell Sim” (J. Coe)

I terribili segreti di maxwell sim.jpg★★★★☆

E’ da settimane che faccio la corte a questo libro. O meglio, alla sua copertina. Mi sono innamorata di quella valigia aperta, buttata lì così, un po’ rétro nello stile e un po’ vintage nel contenuto. Ho aspettato il momento giusto, e finalmente il momento è arrivato. Weekend in collina, isolata senza macchina in compagnia di due cani e dei miei libri. La quarta di copertina parla di un mistero, legato al ritrovamento di un commesso viaggiatore nudo e ubriaco in un’auto, sul ciglio di una strada sperduta dell’Aberdeenshire. Stamattina sono arrivata all’ultima pagina, e mi sono chiesta se abbiamo letto lo stesso libro, noi e i tizi della Feltrinelli. Devo dire che una volta tanto il libro mi piace più della quarta di copertina. Che, a dirla tutta, mi sembra scritta da uno che il libro l’ha solo sfogliato. In sostanza, c’è un bel po’ meno mistero di quanto ci si aspetti, ma molta più angoscia esistenziale. Di quelle che si costruiscono intorno al nulla, intorno agli equivoci, intorno alle cose non dette o non fatte. Molta più solitudine, pazzia, assurdità. Molta più umanità. Paradossalmente, mi vien da dire. Ma per capire questa dovete arrivare alla fine.

“Gli amanti fiamminghi” (P. Maurensig)

Gli amanti fiamminghi.jpg★★★☆☆

Con Paolo Maurensig ho un rapporto di amore e odio. A volte mi chiedo perché mi ostino a leggerlo, se il risultato è sempre così frustrante. Il fatto è che dopo Canone Inverso, una delle storie più belle che mi siano mai state raccontate, ogni volta mi faccio tentare. Ma poi ogni volta che prendo in mano un suo libro rimango lì, così, perplessa. Forse dipende da come le storie sono raccontate. O forse dipende dalle storie in sé. Dal fatto che non capisci mai se sei di fronte ad una storia, ad una parabola, o a un sogno. Non sai mai a che punto finisce la “realtà” e da che punto inizia la “finzione”. Sono storie appese, lasciate a metà. Ecco, in questo si conferma in linea con altre opere di Maurensig. Se piace il genere, accomodatevi. A me, lasciano un senso di incompiutezza che non riesco a mandare giù…

 

“Il caso dei libri scomparsi” (I. Sansom)

Il caso dei libri scomparsi.jpg★★☆☆☆

Sono indecisa tra esilarante e frustrante. Esilarante perché non c’è dubbio che sia una ben costruita commedia degli equivoci, intessuta intorno ad un giallo che ricorda quelli della dolce signora Ramotswe. Frustrante perché ad ogni pagina ho rischiato di abbandonare questo poveraccio al suo improbabile assurdo destino, in grado di superare tutte le leggi di Murphy.

“Popco” (S. Thomas)

Popco.jpg★★☆☆☆

Questo è quello che io personalmente considero il libro perfetto da portare in spiaggia. Non solo perché è leggero, nella sua edizione economica. Non solo perché ha la copertina azzurra, che si abbina bene con il mio umore vacanziero. Non solo perché è lungo abbastanza da tenermi compagnia a lungo. Ma anche, e soprattutto, perché è un concertato di tutto quello che voglio portarmi in valigia quando parto, insieme alla settimana enigmistica: un po’ di mistero, accenni di crittografia, e che non guastano mai, una protagonista che potrei essere io, e qualche principio etico vestito leggero, perché è pur sempre estate. Se dovete ancora partire per il mare, non dimenticate un amico come questo.