“Storia parziale delle cause perse” (J. Dubois)

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Questo é uno di quei libri che ho comprato per il titolo. Voglio dire, con un titolo cosí, come si fa a resistere? La bella notizia é che, a differenza di altri titoli infidi e subdoli, questo é all’altezza del romanzo. Una storia tragica e romantica. Una storia che racconta di vite spezzate, ricucite, allontanate, riavvicinate. Una storia che racconta di mondi lontani, separati e poi riuniti – alla meno peggio. Una storia che racconta, inevitabilmente, di una buona dose di cause perse. Perché il mondo non é fatto solo di storie a lieto fine e di pezzettini che si rimettono a posto come in un puzzle.

“Il disagio della libertà” (C. Augias)

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Qualche giorno fa sono stata a teatro. Anestesia Totale. Di e con Marco Travaglio, recita la locandina. In realtà accanto a Travaglio c’erano anche Isabella Ferrari e, virtualmente, Indro Montanelli, con i suoi scritti dell’Italia degli ultimi vent’anni. Comunque. E’ stato così che mi è venuta voglia di rileggermi questo splendido riassunto ragionato della storia d’Italia. Perché in realtá alcune riflessioni di Montanelli, lette dalla Ferrari, sembrano ispirate (ok, va bene, al massimo é il contrario, ma io ho letto prima il libro per cui ho tutto un po’ mescolato, in testa) ad Augias e alla sua analisi del perché gli italiani sarebbero “ancestralmente” portati a privarsi della propria libertá. O meglio, di un particolare tipo di libertá. Ma visto che l’analisi é cosí bella, e il libro tutto sommato breve e scorrevole (cosí non avete nemmeno una scusa), mi fermo qui. Leggetevelo.

“Delitti di gente qualunque” (L. Macchiavelli)

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Ho scoperto l’esistenza di Loriano un caldo pomeriggio d’inizio estate. Lisbona, giardino con maestoso albero di non so cosa ma molto esotico. Intima conferenza all’Istituto Italiano di Cultura, ospiti Guccini (lo ammetto, il motivo per cui ero da quelle parti) e, appunto, Loriano. Per chi non lo sapesse, hanno scritto un po’ di libri a quattro mani, quei due. Ne ho una trilogia sotto mano, lo tengo in caldo per quando i morsi della nostalgia da Emilia si faranno sentire. Comunque, quello che ho scoperto in quel caldo pomeriggio d’inizio estate è che dalla penna di Loriano è nato un famoso investigatore, tale Sarti Antonio, sergente. E così appena ne ho avuto l’occasione (e cioè appena la Piola ha riaperto i battenti) ho voluto sperimentare. Sarti Antonio mi ricorda un po’ Montalbano – simpaticamente burbero quanto basta. Ma a parte questo – devo dirlo – mi ha un po’ deluso. Troppi misteri al limite del sovrannaturale (io che sono una purista – o è un romanzo fantasy, o atteniamoci a realtà scientificamente dimostrabili, please), e poca indagine di quelle che piacciono a me, alla Sherlock Holmes per intenderci. La verità arriva tutta insieme, senza quasi una spiegazione. Mi ha risollevato il morale solo il cameo con Guccini in trattoria. Per dire.

“Il terrazzino dei gerani timidi” (A. Marchesini)

Il terrazzino dei gerani timidi.jpg★★☆☆☆

Avevo in programma di leggere questo libro da un sacco di tempo. Ben prima di quella intervista della Marchesini a Che tempo che fa, che ho guardato con le lacrime agli occhi perché mica la sapevo, questa storia della malattia e tutto il resto, e mi ha messo una gran tristezza addosso. Per me Anna era sempre la cameriera secca dei signori Montagné. E insomma, mi sono detta che glielo dovevo – conoscere anche la sua altra metá, quella che scrive. E cosí.

La cosa strana di questo libro é che non ha una storia. E’ una lunga catena di immagini e sensazioni dell’infanzia di Anna. Un po’ come se ci mettessimo noi a raccontare della nostra infanzia – non ne viene fuori un romanzo, ma tante fotografie ingiallite messe in fila una dietro l’altra, legate da un filo di ricordi spesso frammentati, o distorti dagli anni. L’inconveniente di tutto questo é che il tono é quello di una signora, e non piú della bambina che era, e i ricordi a volte mi sembrano un po’ troppo ricamati, le descrizioni troppo pompose, e alla lunga un po’ lente. Ma d’altra parte – magari é semplicemente inevitabile, vestire i ricordi delle sensazioni di oggi, del significato che noi oggi diamo loro, del nostro linguaggio adulto (e, a scanso di equivoci, nel suo caso deliziosamente musicale).

“Una lama di luce” (A. Camilleri)

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Camilleri é un po’ come Baricco, per me. Quando esce un suo nuovo libro cominciano a prudermi i polpastrelli, e in media resisto non piú di quindici giorni prima di decidermi a comprarlo e, sistematicamente, divorarlo in un mezzo pomeriggio.

E poi, come Baricco, ci sono volte in cui un po’ mi delude, e ci rimango male come se un caro amico mi avesse fatto un torto. Questo é uno di quei casi. Montalbano é sempre Montalbano, ma un po’ piú spento, ansioso, pesante. Meno brillante, meno acuto, meno affascinante. E va bene che bisogna tener conto degli anni che passano, per caritá. Ma preferivo il Montalbano giovane. O avrei preferito un Montalbano invecchiato diversamente, forse. Comunque, tant’é – forse é ora che mi decida a mandare in pensione la mia fissazione prima che Camilleri si decida a mandare in pensione Montalbano.

“Gli ingredienti segreti dell’amore” (N. Barreau)

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Primo libro della mini biblioteca che i miei genitori hanno portato dall’Italia l’ultima volta che sono venuti in visita. Perché noi espatriati dobbiamo arrangiarci come si può, e così abbiamo istituito la tassa sulle visite. Soggiorno gratis, navetta da e per l’aeroporto, guida turistica della città, a patto che portiate un libro e un pacchetto di liquirizie. Ve l’ho mai detto che in Portogallo la liquirizia non sanno nemmeno cos’è? Comunque, visto che la mamma è pur sempre la mamma, mi ha portato non solo un libro ma un’intera biblioteca. E quindi, siamo qui.

Questo romanzo mi ha fatto compagnia durante il viaggio per Coimbra, una domenica di sole. Quei classici casi in cui il tempo vola, e nemmeno ti accorgi di essere arrivato. Una storia divertente, romantica come può esserlo una storia d’amore a Parigi, con tutti i colpi di scena del caso e l’immancabile lieto fine. L’unica nota stonata, in tutto questo, è che più che un romanzo mi è sembrata la sceneggiatura di una commedia. Nella mia testa avevo anche già il cast al completo.

“I racconti di San Francisco” (A. Maupin)

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Dunque, iniziamo col dire che questo è in realtà il primo di una serie di romanzi scritti da Armistead Maupin (nonché di una serie televisiva, ma questa è un’altra storia). Ingredienti: un condominio con un giardino piantumato a marijuana, una quantomeno originale padrona di casa, e una manciata di giovani, il tutto nella San Francisco degli anni Settanta.

Ecco, il problema è che se aspetto il settimo rischio di non arrivare mai a scriverne, anche perché si dà il caso che gli ultimi quattro non li abbia ancora trovati. E quindi la mia dipendenza dovrà in qualche modo farsene una ragione, mettersi in un angolo e aspettare (o sfogarsi sulla serie televisiva). Ebbene sì, confesso. Mi sono innamorata di quella specie di comune frikkettona che è Barbary Lane, e soprattutto di Mrs Madrigal  – che nonostante le differenze anagrafiche (e non) ho eletto come mia personale eroina e modello per il futuro, come non mi succedeva dai tempi di Idgie. Amen.