“La strana morte del sig. Benson” (Van Dine)

Philo Vance★☆☆☆☆

Per carità. Per favore. Per pietà, no. Mi aspettavo molto di più dal celebre autore delle “regole per il delitto d’autore“, e invece mi sono fermata, indispettita, alla prima indagine di Philo Vance. E dire che io, in genere, quando incontro un nuovo investigatore divento una bulimica divoratrice di tutte le indagini, e invece. Le famose regole sono del tutto ignorate, e l’analisi razionale delle prove e degli indizi, benché categoricamente rifiutata da Vance a favore dell’analisi psicologica (?), prima o poi rispunta tra le righe – perché è inevitabile affidarsi alle prove e agli indizi per incriminare un colpevole. L’ho finito solo per dargli la possibilità di riscattarsi sul finale, ma niente. Ora mi rileggo Conan Doyle per rimettermi in pace col mondo del crimine.

“Momenti di trascurabile felicità” (F. Piccolo)

Momenti di trascurabile felicita★★★☆☆

Dopo aver sentito parlare, a pochi metri da me, Francesco Piccolo (e dopo essermene quasi innamorata), la prima cosa che ho pensato è stata: “comprare, io, tutto”. Poi mi sono limitata a questo piccolo libriccino e a “Il desiderio di essere come tutti” – che è lì che aspetta di farmi compagnia il prossimo viaggio verso casa. “Momenti di trascurabile felicità” è, di fatto, un diario. Un po’ come quello che tengo io, ormai da anni. Pensieri sparsi, alcuni brevissimi, altri meno. Inevitabile fare il parallelismo – e sentirmi un po’ “anche io come lui”. Poi, la scrittura è impeccabile e la sottile ironia a volte un toccasana per l’inverno. L’unica “pecca” è che è già finito. Vorrei fosse un blog, eterno e in continua crescita. Francesco, se mi senti: pensaci.

“Per legge superiore” (G. Fontana)

Per legge superiore★★☆☆☆

Se dovessi descrivere questo libro con un solo aggettivo direi “insipido”. Volendo approfondire un po’ la questione, direi che sembra il compito a casa di uno studente alle prese con un corso di scrittura dal titolo “Come scrivere un buon romanzo in dieci mosse”. Italiano, dieci: il libro scorre, si legge in poche ore, nessun ostacolo. Idea, buona: leggendo la quarta di copertina mi aspettavo un libro magistrale, appassionato e appassionante. Titolo, azzeccatissimo nella sua ambiguità. Risultato (e qui casca l’asino), insipido: senza emozione, senza colore (ma si potrà, che per farmi capire che una cosa è bella devi proprio scrivere che è bella?), con molti luoghi comuni e qualche personaggio che non si capisce come sia finito impigliato tra le pagine. Sembra una di quelle opere prime con tanto potenziale, con un autore giovane e coraggioso, ma pubblicato nella settimana di ferie dell’editor di Sellerio.

“Nicolas Eymerich, inquisitore” (V. Evangelisti)

Nicolas Eymerich★☆☆☆☆

Questo è il libro di cui ha discusso uno dei due gruppi letterari a cui partecipo nelle mie serate da pessima madre. Non l’avrei mai letto, altrimenti, visto che appartiene a un genere che non amo. In realtà una delle cose che mi piacciono dei gruppi di lettura è la possibilità di scoprire autori, o addirittura generi, che altrimenti non si sarebbero mai presi in considerazione – ed è anche il motivo, lo ammetto, per cui a volte spero che il libro che propongo io non venga scelto. Comunque. Questo è uno di quei casi in cui proprio non ci siamo. Non è il mio genere, non mi interessa, non ci trovo niente di interessante, di poetico, di entusiasmante. Un racconto lungo e noioso che mette insieme medioevo, fantascienza e mistero – un cocktail che a quanto pare funziona. Ma io sono astemia, si sa.

“Allmen e le libellule” (M. Suter)

Allmen e le libellule.jpg★☆☆☆☆

Boh. E’ da ieri sera che perdo tempo cercando di trovare qualcosa da scrivere su questo libro, e non sono riuscita a pensare a niente di interessante. Il fatto è che mi ha lasciato un po’ così, delusa e insoddisfatta. L’ho acquistato e iniziato pensando si trattasse dell’avvincente storia di un ladro d’arte che si improvvisa detective, e invece. Cioè, il ladro d’arte c’è, ma ha un’aura alla Arsenio Lupin che stona con l’ambientazione contemporanea (cioè, io uno così me lo aspetto in livrea, non alle prese con il navigatore di una Smart). E poi manca l’investigazione, la suspence, l’azione. Insipido, inconcludente, insapore, tutto sommato anche abbastanza inutile.

“Pieno giorno” (J.R. Moehringer)

Pieno giorno★★★★☆

Io Moehringer lo adoro. Adoro il suo modo di scrivere, le parole che usa e come le usa. Lo adoro al punto che “Il bar delle grandi speranze” è entrato a pieno titolo nella lista dei dieci libri dei quali non potrei fare a meno sulla famosa isola deserta. Lo adoro al punto che potrei seriamente pensare di leggermi una cosa che non mi interessa affatto, come l’autobiografia di Agassi, solo perché ho scoperto che ci ha messo lo zampino. E quindi, poco da aggiungere – questo libro me lo sono divorata parola dopo parola, virgole comprese. Per la cronaca, è la storia di un famoso (o almeno dovrebbe esserlo, nonostante io non l’avessi mai sentito nominare) ladro americano, che la sera in cui, malato, viene rilasciato dalla prigione in cui era rinchiuso, viene “rapito” da un giornalista e un fotografo, con i quali ripercorre (fisicamente, in macchina, al freddo) le tappe della sua vita.

“Il purtroppo delle cose” (D. Verhulst)

Il purtroppo delle cose★★★★☆

Un libro che è quasi un’autobiografia, a tratti una raccolta di racconti, forse quasi un diario-confessione. In ogni caso, comunque lo vogliate vedere, ironico. Sgangherato. Cinico quanto basta. Onesto nel senso più ampio del termine, pressoché privo di facili giudizi morali sulla vita, sull’infanzia, sul degrado e sulle cose. Una serie di capitoli di vita ai margini della “società” come la intendiamo noi, in uno sperduto paesino belga con più litri di birra che mattoni per le case. Un affresco crudo, forte, e allo stesso tempo colorato e innocente. E sparse qua e là, tra una madre incontinente e una gara etilciclistica ai limiti dell’epopea, scene buffe e terribili, drammaticamente ironiche e “cinematograficamente” perfette, che si fa quasi fatica a pensare che possano essere state, un tempo di non troppi anni fa, reali.