“Quando siete felici, fateci caso” (K. Vonnegut)

Quando siete felici fateci caso.jpg★☆☆☆☆

Ho letto questo libro spinta da due motivi: il primo, l’autore (di cui avevo già letto Mattatoio n. 5), e il secondo, il titolo (ovviamente). Dalla presentazione scopro che si tratta di alcune lezioni tenute da Vonnegut nelle università americane – bene, mi dico, ecco un terzo motivo (ho letto tempo fa la bellissima “Ultima lezione” di Pausch, ed ero alla ricerca di nuove parole motivanti e ispiratrici). Peccato, però, che in questo caso le speranze siano state deluse. Le trascrizioni delle lezioni perdono molto rispetto a quello che deve essere stato assistervi dal vivo. Ripetizioni, momenti morti, battute che, una volta scritte, stampate e lette, perdono tutta la loro spinta comica.

“La vita perfetta di William Sidis” (M. Brask)

La vita perfetta di william sidis.jpg★★☆☆☆

La storia di William Sidis è una di quelle storie che vale la pena conoscere. William è un bambino prodigio, di quelli che ti fanno vergognare di quando ti vanti con gli amici perché bimbo ha finalmente imparato a tenere in mano un cucchiaio. E, come tutti i bambini prodigio, a me fa tenerezza. Una tenerezza mista a tristezza: come se fosse un peccato, sprecare la giovinezza dietro a numeri e studio, invece di correre dietro ad un pallone. Come se fosse una dannazione, ricevere elogi e non carezze. Comunque, a parte questo – il libro ha l’enorme pregio di mostrare la luce e le ombre della vita di quest’uomo straordinario. E, per quel che mi riguarda, il difetto di essere la biografia di un uomo realmente esistito: e io preferisco leggere un articolo che parla della storia di qualcuno, perché dei romanzi mi rimane sempre il dubbio che, appunto, siano “troppo romanzati”. Ad esempio – Marta è esistita davvero?

“Chirù” (M. Murgia)

Chiru.jpg★★★★☆

Io subisco sempre il fascino delle belle frasi, delle parole inanellate le une alle altre a formare pensieri perfetti, persino di quella strana invidia nel pensare che avrei voluto scriverle io, certe cose. Ma io sono io, e Michela Murgia è Michela Murgia. Se posso azzardare un paragone, un’orafa delle parole un po’ come Baricco, solo con trame meno oniriche. E, come Baricco, lo so che ogni tanto esagera. Come se volesse usare tutte le belle frasi che ha in mente, tutte insieme una dopo l’altra, fino a rendere un racconto un’infinita serie di frasi costruite, di quelle che a volte le devi rileggere due volte per capirne il senso. Ma diamine, meglio troppe che nessuna. Così, in due giorni di vacanza, mi sono incantata a leggere, ad ogni pagina, gustando ogni capitolo, ogni parola, ogni virgola.

“Nuova grammatica finlandese” (D. Marani)

Nuova grammatica finlandese.jpg★★★★☆

Ogni tanto capitano quelle sere in cui tutto è stranamente più silenzioso. Il bimbo è già a letto e, anche se sai che te la farà pagare svegliandosi alle quattro, decidi di approfittarne per ritagliarti un paio d’ore di tranquillità. Se poi, in una di quelle magiche sere, ti capita tra le mani un libro come questo, allora è fatta. Un momento di relax e poesia, a leggere una storia come quelle che ti raccontavano da piccola, con dei personaggi che arrivi a conoscere pagina dopo pagina, dei misteri più o meno misteriosi, e un finale che ti regala la prospettiva di rimuginarci (o sognarci) sopra per tutta la notte. In questo caso, in più, c’è una toccante riflessione sull’identità dell’uomo “sradicato” dalla sua lingua madre e una bellissima dichiarazione d’amore per i ricordi d’infanzia, per una città, per una donna innamorata, e per la lingua finlandese. Ammetto di non aver mai, in vita mia, sentito parlare di una lingua come fa Marani, dando vita autonoma alle parole scritte e cercando forme e suoni in quello che di solito viene “ridotto” ad un insieme di concetti e parole legate insieme da una noiosa grammatica. Bello, proprio bello.

“Il problema Spinoza” (I. D. Yalom)

Il problema spinoza★★★☆☆

Un romanzo che è un po’ romanzo, un po’ lezione di filosofia, un po’ monito morale e un po’ spunto di riflessione. Un lungo parallelismo tra due personaggi storici importanti, “pesanti” ognuno a modo suo, uno pietra miliare della filosofia occidentale, l’altro teorico del nazismo che con Spinoza ha un conto in sospeso personale. I due hanno alcune cose in comune, nonostante le evidenti differenze culturali: entrambi hanno avuto un’infanzia difficile, e portano sulle spalle il peso di un passato difficile. La sfida, per il lettore, è capire il momento in cui il futuro prende posizione, e fa di uno Spinoza e dell’altro Rosenberg.

“La storia” (E. Morante)

La storia.jpg★★★★★

Questo è uno dei libri che, messa alle strette, porterei sulla famosa isola deserta. L’ho letto ai tempi del liceo, poi riletto all’università, e poi ancora da adulta. L’ho regalato e consigliato talmente tante volte che ormai chi mi chiede consigli di lettura è costretto a specificare “A parte La storia…”. La forza dirompente di questo romanzo è che, ad ogni rilettura, ad ogni età, ti scava dentro, ti cambia, ti schiaffeggia con la dura realtà della guerra e della vita. A riprova di questo il fatto che, quest’anno, non sono riuscita a finirlo. Ho dovuto smettere, con le lacrime agli occhi.

“Smith & Wesson” (A. Baricco)

Smith e Wesson.jpg★★★★☆

Quello che mi piace di Baricco è il modo in cui mette in fila le parole, il modo in cui riesce a raccontare una storia. Forse perché, semplicemente, è un modo che vorrei avere anche io, nel mio piccolo. Comunque – questo modo di raccontare le storie e renderle magiche raggiunge il suo apice quando si mette a raccontare di mondi passati, di cow boy e pistoleri, di quando c’erano le candele, i pozzi per l’acqua potabile e l’unico colore che esisteva era il marrone, in tutte le sue sfumature. Un mondo con filtro seppia. Ecco, questo è un altro di questi esempi di racconti del secolo passato, con la polvere che si solleva al passaggio dei cavalli e le pistole a canna lunga, come quelle dei film.