“La rete di protezione”

★★☆☆☆

L’appuntamento estivo con Montalbano è un ritorno a casa, ma quest’anno la storia è un po’ sottotono {La rete di protezione} #libroin140

L’appuntamento estivo con Montalbano è un ritorno a casa. La trattoria di Enzo, Adelina e le sue cene provvidenziali, Fazio sempre perfetto e Mimì sempre in corsa dietro due gambe, Livia eterna Penelope e Ingrid spalla sempre attenta quando Salvo deve “fare un po’ di teatro”. In quest’occasione però la storia è un po’ sottotono, gli sviluppi delle indagini troppo presto prevedibili, e l’atmosfera di attesa di qualcosa che non arriva da pomeriggio estivo.

“Le quaranta porte”

Le quaranta porte.jpg★★☆☆☆

Un po’ romanzo storico, un po’ Coelho, e un po’ manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi – bastava il primo. {Le 40 porte} #libroin140

Un libro costruito sul fortunato espediente narrativo delle storie “parallele ma anche no”, e che tutto sommato vale la pena leggere quanto meno per il racconto della storia di Rumi – ma in fondo non so. Forse è per quel tanto, troppo?, spiritualismo à la Coelho, che personalmente trovo un po’ smelenso. Nel complesso mi è sembrato una poco armonica e tutto sommato inutile fusione tra un romanzo storico, il Manuale del guerriero della luce, un po’ di lacrime da Colpa delle stelle e un manuale di autoaiuto per quarantenni in crisi… Bastava uno solo dei quattro. Possibilmente il primo.

“Il gatto che leggeva alla rovescia”

il-gatto-che-leggeva-alla-rovescia★★☆☆☆

Un giallo color seppia con un bizzarro critico d’arte e un gatto dal fiuto infallibile {Il gatto che leggeva alla rovescia} #libroin140

Bah. Questo è uno di quei libri che starebbero bene travestiti da serie tv in filtro seppia, à la Jessica Fletcher, ma che sulla carta mancano di velocità, attrattiva, suspence. Bella l’atmosfera, resa ottimamente soprattutto nella parte dedicata al bizzarro critico d’arte e al suo gatto, ma non è bastata a farne una lettura piacevole. La giustificazione che, essendo un romanzo ormai datato, avrebbe alcuni accorgimenti narrativi prevedibili e banali per un lettore dei giorni nostri non sta in piedi. Conan Doyle è ben più datato e nonostante tutto ti tiene incollato alle pagine…

“Jules e Jim”

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Lui incontra l’altro. Sono amici. Incontrano donne. Lui si innamora. L’altro pure. Anche della stessa donna. Boh. {Jules e Jim} #libroin140

Arrivata a metà l’ho dovuto fisicamente lanciare contro la parete di fronte al letto, esasperata. Ora aspetto che qualcuno mi spieghi il senso di tutte quelle pagine sprecate a mettere in fila brevi frasi sul noioso trascorrere quotidiano di questi due. Frasi senza enfasi, immagini senza significato, insomma un’aridità fastidiosa. Che qualcuno mi spieghi questa noiosissima e infinita apologia dell’amicizia snocciolata non attraverso una qualche stucchevole e romantica retorica del sentimento (che già mi avrebbe infastidito, vedasi alla voce Madame Bovary), ma addirittura trasposta sulla carta in una “cronaca sentimentale” asciutta e scarna. E va bene che probabilmente sono nata nel secolo sbagliato, per poterne apprezzare la potenza innovatrice, ma come diamine scrivi, Roché?

Postilla. Per chi conosce il mio totale disinteresse per il cinema, basti sapere che sono arrivata al punto di pensare che piuttosto mi guardo il film.

“Adua”

adua★★☆☆☆

Una donna, a Roma, con addosso un pezzo di Somalia. Suo padre, anni prima, diviso tra la sua terra e il miraggio di Roma. {Adua} #libroin140

Le premesse c’erano tutte: un romanzo a due voci, un parallelismo tra il colonialismo italiano in Somalia e l’immigrazione somala in Italia, un delicato racconto che prova a far luce su un argomento troppo spesso snobbato dalla narrativa italiana. Purtroppo poi il risultato è un po’ deludente, con troppi temi trattati troppo superficialmente e la sensazione di perdersi sempre qualcosa. Forse da un romanzo tanto ambizioso mi sarei aspettata di non dover andare a studiare la storia del colonialismo, forse mi sarei aspettata di essere trascinata nella storia senza difficoltà – forse semplicemente mi sarei aspettata qualcosa di meno ambizioso ma più ricco. Ad ogni modo è un bene che ci sia, fosse anche solo per farsi venire un po’ di curiosità in più.

“Zebra e altri racconti”

zebra★★☆☆☆

Una raccolta di racconti che hanno come protagonisti degli adolescenti e i loro problemi più o meno esistenziali. Un inno alla speranza – perché alla fine c’è sempre un amico, un genitore, un qualcosa che si trasforma in ancora di salvataggio e rimette a posto le cose (o, quanto meno, le rende sopportabili). Una lettura piacevole tra un libro più “impegnato” e un altro – ma niente a che vedere con altri lavori di Potok (vedi alla voce “Danny l’eletto“, uno dei libri più belli letti quest’anno). Non mi è sembrato illuminante, né particolarmente brillante – insomma un po’ una delusione…

“A sangue freddo”

a sangue freddo★★☆☆☆

Ormai è ufficiale, a me le storie vere trasformate in romanzi non piacciono. Nonostante questo sia una magistrale ricostruzione di un fatto di cronaca, di quelli di cui non esiterei a leggere su internet o su una rivista, un romanzo completo, viscerale, impegnativo, non so quanto fedele alla realtà ma quantomeno crudelmente realistico – è, appunto, un romanzo. Troppo lungo, troppo raccontato, troppo colorato, troppo sviscerato, troppo tutto – per i miei gusti.