“Tre piani”

★★★★☆

Tre storie, un mondo di emozioni, pulsioni, desideri, il contrasto tra il dover e il voler essere. {Tre piani} #libroin140

Gli scrittori israeliani (o almeno quelli che ho letto fino ad ora) hanno questa capacità di sviscerare gli animi umani, che li rende autori imprescindibili per un lettore in cerca di libri “che parlino davvero di qualcosa”. Libri che dietro ad una storia, a volte anche banale, nascondono un mondo di emozioni, pulsioni, desideri e sentimenti che si dipana pagina dopo pagina, fino a quando non ti sembra di aver capito tutto della vita. Ecco, arrivi alla fine di un romanzo di Eshkol Nevo e ti sembra di essere un po’ più ricco di quando hai iniziato. In questo caso, sono le pulsioni umani ad essere sviscerate, il desiderio sessuale, la solitudine, la razionalità e l’impulso, il dover essere e il voler fare. Bello, proprio bello.

“Vita di Nullo”

★★★★☆

La Bassa. Gli amici. I ricordi. Ritrovarsi, al bar – dove, se no? – anche se Nullo non c’è. Aspettare. La vita. {Vita di Nullo} #libroin140

Ecco un perfetto esempio di racconto in grado di “riportarti a casa”. Sarà che vivo all’estero e un po’ di nostalgia è d’obbligo, sarà che Marani parla di mondi a me conosciuti, storie simili a quelle che qualcuno, prima o poi, nella mia famiglia, ha raccontato, ma il risultato è impeccabile: uno spaccato d’Italia di qualche anno fa, un quadro ambientato tra la nebbia della Bassa, con l’odore della nafta del motore parcheggiato di fronte al bar del paese e di sottofondo il rumore del cucchiaino che scandisce il tempo nella tazzina da caffè, come una lancetta in grado di riportarti indietro nel tempo.

“Le otto montagne”

★★★★☆

Un bambino diventa uomo, gesti rituali di montagne silenziose ed eterne, rapporti indissolubili {Le otto montagne} #libroin140

Io non lo so se è per il suo stile, semplice ma mai banale, che questo libro è già stato definito un classico. Se è per il tema universale della crescita di un figlio da bambino a uomo, e del suo rapporto con il padre e con gli amici, se è per le descrizioni di queste montagne silenziose ed eterne, se è per la calma che ti assale a leggere la ritualità di questi gesti antichi, se è per il richiamo a “chi va e chi resta” (tema a cui sono particolarmente sensibile). E non so nemmeno se definirlo un classico non sia un po’ prematuro. Fatto sta che è un gran bel libro.

“Orfani bianchi”

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Una madre che lotta nella cruda e feroce realtà dell’Italia di oggi, e suo figlio, laggiù {Orfani bianchi} #libroin140

Un libro che è uno schiaffo in faccia, di quelli che arrivi alla fine con il pacchetto di fazzoletti accanto e un nodo alla gola che servono giorni per fartelo andare giù. Con l’aggravante che Manzini scrive in un modo che ti sembra di leggere un romanzo tutto sommato leggero, che ti scorre tra le dita in poche ore – ma se solo ti fermi un attimo a prendere fiato ti rendi conto di quanta cruda e feroce realtà ci sia tra quelle righe. Sembra una commedia, una favola moderna, una storia di riscatto sociale e di vittoria dei buoni sentimenti sulle brutture della vita – solo che invece no. La vita a volte è brutta e basta.

“I bastardi di Pizzofalcone”

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Un commissariato allo sbando, una nuova squadra, con qualche segreto e niente da perdere. {I bastardi di Pizzofalcone} #libroin140

Sono stata a lungo indecisa se dare 3 o 4 stelline a questo romanzo, e ammetto che un bel contributo alla quarta stellina viene da Gassmann in versione Lojacono – ma questa è un’altra storia. Un bel romanzo che si merita a pieno titolo un posto nella lista di “romanzi seriali” in terra italiana, oltre che nella mia libreria, dopo Montalbano, Schiavone e Monterossi. Una squadra investigativa, con tante storie che corrono parallele e arricchiscono la trama – perché c’è da dirlo, la novità non sta tanto nel giallo della storia ma nel suo svolgimento corale, e nella capacità di de Giovanni di mettere in scena non un investigatore, ma un’intera squadra. Inutile dire che avrei proprio voglia di vedere come crescono, questi qui.

“Rumore bianco”

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La paranoica reazione di una famiglia bene alla vita, una lezione sulle contraddizioni della società {Rumore bianco} #libroin140

Dopo un inizio un po’ difficile (mea culpa – non si può pretendere di leggere come si deve tra un biberon e un pannolino, pare), questo romanzo svela tutta la sua forza: con uno stile ironico e sarcastico DeLillo tratteggia le paure, le paranoie, le contraddizioni della società a lui contemporanea. Ho riempito un paio di pagine di diario con citazioni e appunti, perché di lezioni di vita come questa ne ho lette poche, recentemente. Splendida e di grande attualità la seconda parte, con la tragicomica reazione di questa “famiglia bene” alla notizia dell’incidente, e con le mille paranoie scaturite dalla paura della morte: ho scoperto di essere una Babette fatta e finita, non fosse, a dire il vero, per il fatto che io non mi metterei mai a correre su e giù per la scalinata di uno stadio.

“Il sentiero dei nidi di ragno”

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Pin si muove tra le trame della Storia come il bambino che è, e ne svela la vera portata {Il sentiero dei nidi di ragno} #libroin140

Tempo fa, reduce da una sonora ubriacatura che mi aveva intristito più di quanto volessi concedermi, mi presi una pausa dai romanzi sulla seconda guerra mondiale, sui ghetti, sulla lotta partigiana. E così questo romanzo finì nella “lista del prima o poi”, passando poi per vari motivi in una sorta di dimenticatoio. Ma Calvino non merita limbi né purgatori: quindi eccomi qui, con alle spalle una notte insonne a seguire la storia di Pin, che si muove tra le trame della Storia come il bambino che è, riuscendo allo stesso tempo a farci intuire il peso e la gravità della sua storia e di quella di chi incrocia il suo cammino. Un romanzo d’esordio che in realtà sembra avere già una sua maturità, un suo mondo compiuto e perfetto come quelli che sa creare Calvino.