Un albero cresce a Brooklyn

3 07 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





Divani

1 07 2009

recensione Ci sono posti che sembrano creati apposta per me. Angoli di mondo in cui mi sento a casa, nonostante siano, generalmente, luoghi pubblici più o meno affollati. Divani sui quali mi posso rilassare, con un buon libro, una matita e la mia moleskine, e lasciare tutto il resto fuori.





Vintage

26 06 2009

Oggi è venerdì. Visto che è da lunedì che aspetto questo momento, per festeggiare sono andata a fare colazione al San Gabriele. E visto che è venerdì, mi sono fermata in edicola a comprare il Venerdì. Mentre sorseggiavo il mio latte macchiato e cercavo di spiegare alla signora accanto a me che la Repubblica poteva leggerla, ma che me la sarei portata via una volta uscita, e che sì ne avevo il diritto, mi sono messa a pensare a una cosa che mi tormenta da un po’. Il Vintage e il “si stava meglio quando si stava peggio”. A leggere il giornale sembra che gli anni Settanta vadano terribilmente di moda, e in numero di pagine il pre-1980 supera di gran lunga il post-2009. Un tempo, c’erano un sacco di servizi sul mondo che verrà, sulle nuove tecnologie, sull’innovazione. Oggi, evidentemente, abbiamo troppa paura del futuro, e ci rintaniamo nel rassicurante passato, che tanto male non può essere se siamo sopravvissuti. Devo ammettere che io ho sempre subito il fascino del “vintage contadino emiliano”: altrimenti detto, il fascino delle cose che non si rompono, dei trattori che dopo decenni ancora vanno, basta aggiustarli, mentre la mia macchinina di un anno e mezzo sembra già da rottamare, dell’essenziale nella vita quotidiana, dei cibi sani, delle uova raccolte direttamente dal pollaio, della pasta fatta in casa. Certo, mi rendo conto che parlo così perché non mi sono mai dovuta alzare alle cinque per avere un uovo, e certo mia nonna direbbe che uei, non è che il supermercato sia poi una gran brutta cosa. Il fatto è che mi sembra che tutto quello che ci circonda oggi sia in qualche modo corrotto. Perfetto nella sua immagine, accattivante, splendente, ma con un tarlo che pian piano lo divora dall’interno. Stamattina, per farla breve, ho scoperto che forse non sono io che sono “diversa”. E’ il mondo che sta andando a rotoli e ha finalmente capito che abbiamo esagerato un po’ troppo. Basta vedere il mio bidone della plastica da riciclare: svuotato lunedì, è già pieno di imballaggi e bottigliette. Ma dico, perché? Perché non si possono mettere le pesche nella busta di carta marrone di una volta, che tra l’altro è perfetta, poi, per prendere appunti quando sei al telefono? A che mi serve quella antipaticissima scatola di plastica? E soprattutto, a che mi serve una antipaticissima scatola di plastica al giorno? Stamattina mi sento come se avessi bisogno di una doccia, che lavi via tutto il superfluo. Una doccia virtuale, che mi riporti all’essenza delle cose. E che mi faccia sentire più come una ciotola di ciliegie e meno come un pasticcino alla panna, di quelli dolcissimi che poi devi bere per due ore per ridare sensibilità alla lingua.





Il giuoco delle perle di vetro

18 06 2009

Avete presente le Smemo? Ecco. Nella mia, oltre alle foto dei Take That, c’era un giochino carino, ripetuto ogni anno, con rigorosa precisione, primo esperimento di catena di sant’Antonio e rielaborazione del più tradizionale “se fosse”. Una serie di domande sulla vita, o, visto il contesto, su quell’anno di vita, ricopiate dal compagno di banco e riadattate con risposte sempre nuove. Il difficile era riuscire a racchiudere in una parola o due l’intero senso di una vita. La pretesa era riassumere in una pagina l’anima mutevole di un’adolescente mutevole. Ovviamente, a rileggerle ora ci sarebbe da farsi due risate.Comunque, visto che si è sempre un po’ adolescenti mutevoli, dentro, oggi su Facebook ho fatto un altro di questi test da Smemoranda, nel quale le risposte dovevano essere titoli di libri. Mi è piaciuto talmente tanto che lo riprendo qui, a beneficio degli incrollabili fancazzisti che si trovassero a passare da queste parti.

Descriviti: La donna che leggeva troppo (oppure Vita di Pi, per evidente assonanza con il soprannome)
Cosa provano le persone quando stanno con te? Giorni memorabili (ok, questa è una palese mancanza di modestia)
Descrivi la tua relazione precedente: Diario di un’idiota emotiva
Descrivi la tua relazione corrente: L’insostenibile leggerezza dell’essere
Dove vorresti trovarti? Oceano Mare
Come ti senti nei riguardi dell’amore? Anime alla deriva
Com’è la tua vita? Lettera sulla felicità
Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio? L’immortalità (e questa è una palese mancanza di fantasia… Potrei provare con L’amore a Londra e in altri luoghi, che è un po’ meno pretenzioso)
Di’ qualcosa di saggio: Absurdistan
Una musica: Canone inverso
Chi o cosa temi? E morì con un felafel in mano
Un rimpianto: La storia
Un consiglio per chi è più giovane: Vivere per raccontarla
Da evitare accuratamente: Il martello dell’Eden
Cosa vorresti fare da grande? La bibliotecaria
Un difetto che non vorresti: I love shopping
Un pregio che vorresti: L’eleganza del riccio
La giornata perfetta: Colazione da Tiffany

Se qualcuno volesse tornare adolescente, a voi la penna :)





La solitudine dei numeri primi

15 06 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





Per l’amor di un dio

15 06 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





La maga delle spezie

12 06 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





Un destino ridicolo

11 06 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





Cartolina da Pennabilli

31 05 2009

cocci1A volte coccinella se ne va in giro per il mondo. Quando torna (perché in genere torna) porta con sé un paio di ricordi. Allora si sdraia a pancia in giù sul letto, con la sua Moleskine, i biglietti del tram, un po’ di colla, le foto, e tante matite colorate. Questo è quello che ne viene fuori.

Saranno almeno quattro o cinque anni che mi dico che devo assolutamente andare a Pennabilli per il festival degli artisti di strada. Cioè più o meno da quando ho scoperto che esiste. Mi sono dovuta trasferire ancora più lontano e farmi sette ore di autostrada pre ponte del due giugno prima di riuscire ad andare. E devo dire che ne è proprio valsa la pena. Bello il paesino arroccato su un monte, e troppo lontano per andarci senza una scusa. E soprattutto bello il festival, con tutti questi musicisti in giro per strada, compagnie teatrali più o meno improvvisate, e strani giochi d’astuzia fatti con vecchie biciclette e uova di legno ripara calze. A proposito, avete presente? A me ha sempre affascinato vedere mia nonna riparare le calze con quello strano uovo di legno. Mi sono sempre chiesta perché un uovo. Quando ero piccola pensavo che fosse per il fatto che era una contadina. E che i contadini prendessero spunto dalla loro vita per dare forma a nuovi utensili. Contadino, gallina, uovo. Una sarta di città non avrebbe mai potuto avere un uovo.





Metti un martedì sera ad Angera

27 05 2009

A volte Angera mi stupisce. Dopo il corso di Calligrafia gratuito organizzato dal comune, mi stupisce ancora con un concerto che sembra essere stato un evento. Che non te l’aspetteresti, da questo paesino sul lago. Dana Fuchs, che pare essere anche abbastanza famosa, almeno fuori dall’Italia. Io, lo ammetto, non sapevo chi fosse. Comunque, concerto gratuito, bella serata che invita ad una passeggiata, e fondamentalmente niente di meglio da fare. Quindi vado. Gran bella voce, la signora Fuchs, peccato solo per la location: tutti seduti in fila in una sala, sembrava più una messa che un concerto. Non mi sarei stupita di veder arrivare un pastore dal vocione enorme, né di vedere seduta in prima fila la vecchietta di tutti i flim, con un cappellino viola e il rossetto rosso fuoco.





Oceano mare

26 05 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…





Cartolina da Stoccolma

25 05 2009

cocci1A volte coccinella se ne va in giro per il mondo. Quando torna (perché in genere torna) porta con sé un paio di ricordi. Allora si sdraia a pancia in giù sul letto, con la sua Moleskine, i biglietti del tram, un po’ di colla, le foto, e tante matite colorate. Questo è quello che ne viene fuori.

La prima cosa che mi viene in mente pensando a Stoccolma è Winterviken, uno dei posti più belli della città, almeno per chi cerca un po’ di pace in una domenica altrimenti inutile.
La seconda è la Fika, ovvero la pausa torta-thè del pomeriggio, altrimenti detta un’ottima ragione per trasferirsi in Svezia.
La terza è il mare, anche se non sembra mare.
La quarta, i balconi posticci, appiccicati sotto finestre trasformate in porte.
La quinta, la strana abitudine delle donne svedesi di non abbinare due colori e due tessuti uguali. Pantaloni blu, giacca verde, cintura rossa, borsa viola, scarpe gialle. Pippi Calzelunghe, d’altra parte, non era da meno…
La sesta, i bambini che non piangono mai.
La settima, il “caffè” vicino a St. Eriksplan, con i giornali appiccicati sui muri.
L’ottava, la musica ovunque e i concerti la sera.
La nona, il “vitello tornato”, beato lui.. Chissà che bei posti avrà visto…
La decima, gli Abba, ad ogni ora e in ogni sugo. Come se noi continuassimo a sentire i Ricchi e Poveri…





La tredicesima storia

11 05 2009

recensione E’ arrivato un nuovo libro sul comodino di coccinella…