E pensare che questo weekend non prometteva nulla di buono, a parte la pioggia e il brodo della domenica. E invece, nonostante tutto.
Inizia tutto sabato pomeriggio, dopo pranzo, con prospettive che non arrivano alle tre del pomeriggio: medito se pubblicare un post su tutto quello che mi frulla per la testa, dai crocifissi (ma com’è che toglierli dalle aule è un gesto ideologico e mantenerli no?) alla suina (conosco più gente incinta che con l’influenza: devo rivedere il mio personale concetto di epidemia), da Michael Jackson (l’ho già detto, mi dispiace, ma non per questo riuscirete a convincermi ad amarne la musica, perché la morte non aggiunge né toglie nulla a ciò che si è fatto in vita) ai trans (e quindi?).
Alla fine ho capito che di quello che mi frulla per la testa interessa poco o niente a me, figuriamoci agli altri, e ho deciso di mettere a frutto la giornata portando me e la mia famiglia a Varese, in libreria. Ne esco un’oretta dopo con una busta rossa e, nell’ordine, nonostante la delusione per non aver trovato “Il sapore dei semi di mela”, che l’avevo promesso alla Ragazza con la valigia:
- “Emmaus” di Baricco, perché sì,
- “The death of Bunny Munro” di Nick Cave, perché mi è piaciuta la sua intervista, e perché se scrive come canta è una garanzia,
- “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer, tanto per dargli una seconda opportunità, e
- “La storia dell’amore”, di Nicole Krauss, che non mi ricordo più chi me l’ha consigliato ma era nella mia wishlist da troppo tempo (tra l’altro, vedi a volte, scopro che Nicole e Jonathan sono sposati; chissà come mi è venuto di comprare entrambi i libri, nonostante non fosse per niente scontato, lasciandone altri sullo scaffale, buoni per tempi migliori: forse non volevano stare soli)
Domenica pomeriggio, il weekend si conclude così:
Morale della favola: mai disperare.






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